In arrivo menu regionali nelle mense scolastiche


Ricordate le polemiche scaturite dalla proposta della Lega di far studiare il dialetto a scuola? Beh, ora di questo non si parla più (o quasi), però ieri il Comune di Roma ha annunciato un’iniziativa che sembra tanto un contentino: l’introduzione nelle mense scolastiche di piatti regionali.

Scherzi a parte, l’iniziativa è stata decisa per combattere il cibo mordi e fuggi, il classico panino, e per insegnare i bambini a mangiare bene riscoprendo, perché no, le tradizioni e magari le origini della propria famiglia. Niente più merendine, quindi, e neppure la solita minestrina, ma via libera ai ravioli al pesto (Liguria), al farsumagru (Sicilia), alla polenta gratinata all'Asiago, (Veneto), al ris an cagnon (Piemonte), ai bocconcini di chianina (Toscana), alle pennette alla pizzaiola (Campania), alle lasagne (Emilia Romagna). Un piatto nuovo ogni mese, nel rispetto dei prodotti stagionali.

Quanto di più lontano, insomma, dal cous cous o dal riso alla cantonese che aveva introdotto Veltroni un paio d’anni fa in menu etnici studiati ad hoc per favorire l’integrazione e che, pare, non avevano ottenuto grande successo, a differenza del ragù servito ieri alla presentazione dell’iniziativa, che si chiama ‘I menu regionali-la qualità sale in cattedra’ presso la scuola Elsa Morante di Testaccio dove Alemanno ha pranzato insieme con i bambini.

Le pietanze saranno cucinate sul posto e verranno utilizzati tutti prodotti da agricoltura biologica o a km zero, con marchi dop e igp riconosciuti nel Lazio; i menu sono stati elaborati dallo chef Angelo Troiano con la supervisione di nutrizionisti. E per chi ha problemi di salute o segue diversi dettami religiosi, niente paura: ci sono menu speciali, personalizzati. Si calcola che su 150 bimbi che vanno a mensa in 740 scuole romane con cucina, sono già state assegnate 10mila diete speciali, di cui 3mila per motivi religiosi o etnici.

Il primo cittadino si è detto molto soddisfatto e si è lasciato sfuggire che è allo studio un altro progetto in collaborazione con l’università La Sapienza, che si chiamerà ‘l’Ateneo del Gusto’ per la tutela del made in Italy, di cui la cucina è parte fondamentale. Qualche anticipazione: ci saranno fattorie didattiche per far capire ai bambini come si producono formaggi, olio e altri prodotti agricoli. Quando ne sapremo di più, torneremo sull’argomento.

E voi come la pensate? Io ritengo che la cucina sia una forma d’arte per chi la esercita e un veicolo di cultura per chi ne usufruisce. Quella italiana, in particolare, è varia, ricca di sapori e profumi diversi, tanto che anche l’Unesco ha definito la dieta mediterranea patrimonio dell’umanità.

Foto | Flickr

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