I Nuovi Romani. Stranieri. Come una volta

Statua equestre di Carlo Magno, opera di Agostino Cornacchini 1725 Basilica di San Pietro in Vaticano La crescita inarrestabile di Roma, che ha nel DNA i geni dei popoli che ha ‘conquistato’ per secoli durante la sua espansione, è figlia dei tempi che cambiano, le popolazioni che migrano, le culture che si mescolano.

Noi Romani siamo un popolo di conquistatori che ha preso da tutti ‘per crescere’, spesso senza chiedere o fare tanti complimenti. Ieri come oggi. Niente di sorprendente quindi, che i Nuovi Romani provengano da Romania, Egitto, Polonia, Albania, Perù, Brasile, Ucraina e Marocco.

Arrivati qui per lavorare come colf e operai, grazie allo studio e agli istituti religiosi, ma anche come professionisti in cerca di qualcosa di meglio, i nuovi cittadini romani vivono qui da più di 10 anni con un lavoro regolare, o lo sono diventati sposandosi, ma è in crescita anche il numero di romani che nascono a Roma da coppie miste o vengono adottati.

Nei primi sei mesi del 2009 hanno fatto la loro comparsa all'anagrafe 1.525 nuovi romani, la maggioranza in prevalenza maschile proveniente da Capoverde, Sri Lanka e Filippine quelli che hanno ottenuto la cittadinanza per naturalizzazione, minore ma nettamente femminile proveniente da Ucraina, Romenia, Cuba, Brasile e Russia, chi ha ottenuto la cittadinanza attraverso il matrimonio con un italiano.

Negli ultimi tempi le richieste di cittadinanza per residenza superano quelle per matrimonio. Per qualcuno è un paradosso, per molti una ‘manna’, per altri un ‘problema’ da risolvere, per altri ancora un’evoluzione inevitabile con grandi potenzialità, il cui andamento dipende molto dal modo nel quale accogliamo i cambiamenti.

Lasciando da parte tutte quelle problematiche relative ad una ‘cattiva regolamentazione’ che ha fatto sempre comodo a troppi, gli immigrati e gli stranieri che vivono a Roma e Provincia da anni, fanno parte del tessuto sociale ed economico di Roma, e ‘Romani’ o meno negare l’evidenza non è mai produttivo, oltre che poco intelligente.

Foto: Wikimedia

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