Iniziato a Roma il processo a Luca Bianchini


Chi ha avuto la possibilità di vederlo (l’udienza era a porte chiuse) giura che era più magro di quest’estate, quando, era il 10 luglio, fu arrestato dalla polizia con l’accusa di aver compiuto tre stupri, ai danni di altrettante giovani donne romane, raggiunte e violentate nei garage delle loro case: due nel quartiere Ardeatino, l’altra alla Bufalotta.

Lui è Luca Bianchini, 33 anni, ragioniere, dipendente di Metro Roma ed ex coordinatore del circolo Pd del Torrino, ribattezzato immediatamente dai giornali e dall’inesorabile ironia capitolina che non risparmia proprio nessuno, lo ‘stupratore dei garage’. Ieri per lui, che si dichiara innocente, la prima udienza del processo con rito abbreviato davanti alla VII sezione del Tribunale penale di Roma che ha accettato la costituzione a parte civile del Comune, ma non della società Metropolitane.

Il legale della difesa, Bruno Andreozzi, ha contestato questa decisione come pure quella di tener fuori i giornalisti e ha presentato alcune istanze sul quale il giudice sarà chiamato a pronunciarsi: la possibilità di effettuare sopralluoghi nei tre garage dove sarebbero avvenute le aggressioni e l’autorizzazione a tracciare, tramite due gestori di telefonia mobile, i due cellulari di proprietà di Bianchini, in modo da stabilire la sua posizione nei giorni e nelle ore in cui gli vengono addebitate
le violenze.

Il processo è stato infine aggiornato a domani, mercoledì 27 gennaio, sempre a porte chiuse: una decisione presa dal presidente del collegio giudicante, Aldo Scivicco, secondo il quale “non si ravvisano esigenze di rilevanza sociale” e che ha addotto a motivazione la tutela della vita privata delle vittime. Una di loro oggi, però, era in Aula, seduta sulla panca dietro il suo presunto aguzzino, con il quale si è ritrovata faccia a faccia come la notte del 3 luglio in via Sommer.

Quello di via Sommer è il terzo degli stupri contestati a Bianchini: gli altri sono avvenuti rispettivamente il 5 aprile e il 4 giugno, a distanza di un mese l’uno dall’altro. L’ultimo pochi giorni prima dell’arresto. Erano giorni in cui il caldo torrido che soffocava la Capitale spingeva a uscire e a rincasare a notte inoltrata, ma la paura dello stupratore seriale smorzava a molte donne ogni velleità di tirar tardi.

Foto | Il Tempo

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