Antropologia urbana: il Corpo forestale dello Stato


Se non ne conoscessi già alcuni di persona, i miei migliori amici immaginari sarebbero di certo forestali.

La loro anima si sente fuoristrada sull'asfalto cittadino. Come sirenetti doloranti sulla terraferma, strappati al loro habitat da una consegna al Ministero, per ricaricare entrambi i pollici verdi, di tanto in tanto, li infilano nel terriccio di un'aiuola in pieno centro. Quei pollici soli - tubicini da Snorkies - li tengono in vita nei lunghi mattini di guardia a via XX Settembre. A volte, un minuto in più, un'aiuola di meno, e avreste giurato che fossero finanzieri.

La gazzella che sognano fin da fanciulli è una Panda 4x4: modello vecchio, fiera della scritta gialla come il sole; abbacinante, nel mezzo della vernice verde sulla fiancata, neanche la scorgessimo fra il colore delle chiome degli alberi: Corpo forestale dello Stato.

Altrove - penso all'Austria, alla Baviera - la natura è talmente ben vista che non dico i forestali, ma anche solo i vigili del fuoco, hanno le loro festività, in cui riunirsi e mostrare al pubblico quando in fretta, o più in fretta di un altro forestale, un tronco può essere segato, o un piccolo incendio creato e domato.

Da noi, li vedi camminare insieme, nella pioggia o sotto il sole; ma a stento gli automobilisti più anziani o evasori hanno rispetto, sulle strisce pedonali, delle aquile sui berretti di questi dolci puffi delle forze armate, e spesso perché, una volta di più, li hanno scambiati per finanzieri.

foto | 06blog.it

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