Roma recupera il suo patrimonio archeologico grazie ai Carabinieri Tpc

reperti archeologici recuperati dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale

È noto che molti frammenti della nostra storia siano sparpagliati in giro per il mondo, a causa di trafficanti senza scrupoli e altrettanti acquirenti disposti a spendere cifre da capogiro per tenere per se quello che dovrebbe invece arricchirebbe il patrimonio culturale di tutti.

Per fortuna ogni tanto qualcosa torna a casa e a Roma, grazie alle operazioni condotte dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, il primo nucleo investigativo di questo genere, che sin dal 1969 lavora per salvaguardare e recuperare il nostro patrimonio artistico, e al quale dobbiamo il ritorno in Italia della Flagellazione di Cristo e della Madonna di Senigallia di Piero della Francesca o La Muta di Raffaello.

Nel 2009 il Tribunale di Roma ha confiscato e rimpatriato dalla Svizzera reperti di estimabile valore archeologico, nel contesto di indagini condotte da questo Reparto Operativo, nei confronti del noto trafficante Giacomo Medici, condannato per il vasto traffico di reperti archeologici, operazione che ha riportato in patria di recente anche altri preziosi reperti che stavano per essere battuti all'asta da Christie's.

Al reparto operativo dei Carabinieri Tpc, che ha seguito i traffici illeciti condotti da Giacomo Medici in Svizzera, si deve il recupero di 137 reperti archeologici degli oltre 500 stimati (e bloccati da lungaggini burocratiche), tra cui frammenti di ceramica e un elmo in bronzo, confiscati a i Burki, padre e figlio, coppia di famosi restauratori svizzero-libanesi, dei quali il primo è anche per aver restaurato, negli anni ’70, il famoso cratere di Euphronios, scavato clandestinamente a Cerveteri, venduto al Metropolitan Museum di New York per un milione di dollari e recentemente restituito all’Italia a conclusione di altra indagine di questo Reparto, ed attualmente esposto a Castel Sant’Angelo.

Di recente grazie ad un’indagine effettuata dal reparto operativo dei Carabinieri Tpc con la collaborazione delle autorità doganali americane dell’Immigration and Customs Enforcement, sono stati recuperati e rimpatriati anche due importanti reperti archeologici che stavano per essere battuti all'asta da Christie's per un valore base di cinquecentomila euro.

Tra i reperti recuperati, un affresco eseguito in secondo stile pompeiano, databile al I secolo d.C., raffigurante una “ministra sacrificante”, delle dimensioni di cm 80 x 60, rinvenuto nel 1957 in una villa romana, portata alla luce nel comune di Boscoreale (NA), alle pendici del Vesuvio, formalmente scomparso nel 1997 e individuato presso la casa d’aste Christie’s di New York in attesa di essere venduto.

L’altro reperto, un cratere corinzio a colonnette frutto di scavo clandestino italiano, le cui foto polaroid, scattate presumibilmente all’atto del ritrovamento e dopo il restauro, sono state poi trovate presso il porto Franco di Ginevra tra la documentazione sequestrata al noto trafficante Giacomo Medici, era stato commercializzato in Giappone e comprato da un noto museo nipponico che lo aveva rimesso in vendita nel dicembre 2008 sul mercato di New York, sempre presso la casa d’aste Christie’s.

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