06Posta - "Non bisogna svegliarsi per vedere Portaportese, ci si va prima di andare a dormire"

Ci scrive Laura, amica e fedelissima di 06blog, con un affresco di Portaportese ritratto nel momento pi significativo della giornata: l'alba. Sfortuna ha voluto che non avesse la macchinetta fotografica appresso. Ma in fondo fa lo stesso perché le parole che ha usato ben sostituiscono le immagini. In ogni caso, voi girate sempre con la macchinetta e scriveteci tante lettere!

Portaportese. Undici anni in questa città e solo ieri ci sono stata per davvero la prima volta. A conti fatti era la seconda, ma stavolta era buio e non c'era la folla di mezzogiorno (sempre stata troppo pigra per andarci a un'ora decente, ma, come ha osservato il nostro ciceroneaccompagnatore, non bisogna svegliarsi per vedere Portaportese, ci si va prima di andare a dormire). Così dopo una ricca colazione per riequilibrare il tasso alcoolico, ci siamo avviati alla scoperta di un mondo.

Alle 5.30 non c'è folla. C'è diversa gente, ma niente folla. A quest'ora a Portaportese ci si muove veloci tra i banchi ancora in allestimento e quelli che stanno per smantellare 'il telo'. Quelli abusivi, con le refurtive. Se cerchi uno stereo per la macchina perchè ti è sparito la sera prima, qui potresti trovare proprio il tuo. Lo sapevo. Tutti a roma dopo un furto ti dicono: "domenica lo trovi a Portaportese", che si tratti di un cellulare o di un motorino - ma quando ho visto, beh, è stato come saperlo di più.

È proprio tra le refurtive che troviamo i passanti più simili (si fa per dire) a noi: gente lì a curiosare senza fretta, quasi solo vecchiette, vestite come per andare a messa di li a poche ore.. che ci fanno a Portaportese a quell'ora? col buio? in mezzo ai rom che si affannano a mettere-togliere-spostare interi teli di merce, sempre pronti alla fuga? Ma non hanno paura 'ste vecchine? Io ogni cellulare che vedo lì per terra controllo che non sia il mio, e loro tranquille e spavalde a contrattare...

Dopo i tunnel coi 'teli' si passa ai banchi in allestimento, quelli ufficiali, con i 'boss' che pennicano mentre 'la plebe' monta, in un brulicare meccanico e creativo allo stesso tempo, di chi tutte le domeniche fa la stessa cosa sempre diversa.

Di pubblico ce n'è un po' (magari anche loro 'per lavoro' come chi monta), ben organizzati, con le torce per cercare sui teli e sui banchi non illuminati, e chiaramente in cerca di qualcosa, o anche di tutto, ma difficilmente a curiosare e basta come noi. Personagi serissimi, belli infagottati (come tutti tranne ME), li vedi osservare con sublime perizia aggeggi la cui forma ti è familiare ma il nome proprio non lo ricordi.

Poi ci sono i cinesi. Dopo piazza Vittorio, sono sbarcati anche a Portaportese. Così senti un ragazzotto o un omaccione, di chiare origini laziali, chiamare a gran voce 'sorellì' la ragazza cinese vicina di banco. Lei fa la vaga. Pare che non gliene fraghi granchè dell'integrazione.

Sentiamo ordinare colazioni come smadonnare per il posto trovato occupato, contrattare il prezzo di un giradischi e quello di un set di coltelli da lanciatore (di coltelli, appunto).

Dopo un'oretta di passeggiata al freddo e qualche chiacchiera con questi lavoratori della domenica ce ne andiamo a dormire, soddisfatti dalla visione di cotanta varia umanità.

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