Roma, la schiavitù a portata di mano

Una gabbia di ferro chiusa da un lucchetto, in un capannone di via Case Rosse, sulla Tiburtina a Roma. Eccola la schiavitù. Le storie hanno sempre un copione simile: la promessa di un futuro, un viaggio della speranza verso l'Italia, e poi la prostituzione coatta, la violenza, la perdita dell'umanità. Su Repubblica, fra gli articoli minori, potete leggere la storia di questa scoperta da parte delle forze dell'ordine durante un'inchiesta su un gruppo di sfruttatori romeni.

Personalmente mi sono occupato di questo problema orribile non molto tempo fa durante la stesura di un servizio per un mensile e la cosa che più mi ha scosso e di cui ancora non mi capacito è lo scarso interesse che suscita la questione della schiavitù e della tratta. Il fatto stesso che chiunque ne senta parlare ne rimane un po' stupito è perché non c'è abbastanza informazione a riguardo, nonostante la dimensione considerevole del fenomeno.

Conoscete ad esempio la situazione nell'industria tessile intorno a Prato? Quanti di voi hanno letto il reportage di Gatti sulla schiavitù nella raccolta di pomodori in Puglia? Nel mio piccolo un'azione che mi sono sentito di fronte a tanto orrore è stata quella di iscrivermi ad Amnesty International, ma so che andrebbe fatto di più e andrebbe fatto in prima persona. Se volete ne parliamo.

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