Taverna da Renato e Luisa: fusion o tradizione?


Sempre all'altezza della loro tradizione, Renato e Luisa di via dei Barbieri (dietro il Teatro Argentina), anche se a volte un po' troppo elaborati e cari, per un locale che, per quanto curato, si presenta comunque in un ambiente ristretto. Anche se non tutti i tavoli sono uguali.

E' difficile stabilire quale sia la vera natura, l'autentica vocazione di questa ormai storica piccola taverna del centro, che ha una clientela fra il vip watching e l'affezionato decennale, e che non ha problemi a porti davanti una lista vini da 800 euro a bottiglia con la stessa nonchalance con cui ti serve una carbonara (rielaborata, però).

Forse è proprio questo il suo problema: troppo ibrido, troppo confuso. E più il tempo passa e i costumi cambiano (col modo di spendere i soldi, quando se ne hanno, naturalmente), più la confusione aumenta. Sono in una trattoria radical-chic o in un ristorante wannabe Michelin? La soluzione, per i gestori, sembrava la fusion: stinco di vitello in salsa alle albicocche. Delizioso, ma forse non ci siamo ancora.

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