Antropologia urbana: il progettista di giostrine


Qualche giorno fa mi sono imbattuto in questo fortunato modello di giostrina, disponibile presso i parchi più attrezzati della nostra città. Ma solo oggi, l'antropologo urbano che albergo ad ore - dopo aver discusso per una serata intera col mago Fausto di come questi cominciò, spontaneamente, a parlare l'arabo* - ha finito per pormi due fondamentali ordini di questioni.

Dapprima: se, a questo apprezzato movimento di designer (quelli di giochi da giardino ambigui o raccapriccianti), accada mai di sottoporre i progetti di dubbia ispirazione a un qualche tipo di approvazione presso i propri figlioli, fra una visione con audio di Mary Poppins ed una qualche versione muta di Dracula il vampiro. E poi, di conseguenza: se queste sono infine le invenzioni che non vengono stroncate, che tipo di infanzia devono trascorrere quei tester indifesi?

Non mi resta che chiamare a testimonianza la mancata categorizzazione di questo post sotto la voce Bambini, mentre vado oltre.

Perché, in fondo, non è mica colpa mia se, supposta umana dal destino segnato, l'utenza di quest'attrazione trascorre i pomeriggi ad entrare ed uscire dal corpo di un pachiderma, per mezzo di una scaletta posizionata in alto quanto basta, sulla schiena del colorato compagno di avventure, per un salto nel buio a ritroso nel suo apparato digerente; e venirne poi emessi tramite la proboscide, soddisfatti e un po' incoscienti, come in altrettante mini-puntate di un Quark live e controcorrente.

*Serata di cui vi fornirò presto dettagliato resoconto.

foto | 06blog.it

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