La Statua Parlante del Facchino al termine del restauro

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A 35 anni dall'ultimo restauro, al solito senza naso e un po' levigata dal tempo, dal calcare e l'inquinamento, il bianco marmoreo è tornato a brillare sulla Statua Parlante del Facchino, il rappresentate più giovane del Congresso degli Arguti.

La statua con fontanella risale al 1580, anno in cui Jacopo Del Conte la realizzò su incarico della Corporazione degli Acquaroli (anche se il Vanvitelli, nel 1751, la attribuisce addirittura a Michelangelo) collocandola sulla facciata di palazzo De Carolis, in via del Corso, da dove venne spostata nel 1874 a in via Lata, lo stretto vicolo fra via del Corso e piazza del Collegio Romano.

Dopo due mesi di restauro ad opera dell'Icr, del marmo di Carrara e del marmo Cipollino tipico delle cave romane, la statua e la fontanella sono tornate alla ribalta insieme a quella dell’Abate Luigi in piazza Vidoni. Per ammirare le nuove spoglie dell'intero Congresso degli Arguti dovremo aspettare, sperando che al termine dei lavori di restauro, i primi non siano di nuovo ridotti in condizioni terribili.

A giudicare dall’epigrafe dedicatoria, in latino le fattezze dell’acquarolo (colui che prendeva l’acqua dalle fontane pubbliche e la rivendeva porta a porta, fino alla fine del ‘500, quando i pontefici ripristinarono gli acquedotti) sarebbero da attribuire a Abondio Rizzo, facchino nella vita e grande bevitore di vino nei «tempi morti», morto per ironia della sorte mentre trasportava due barili di vino.

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