Istituto Ebri. Già morto o ancora vivo?


Repubblica lo aveva già dato per spacciato, anche se poi ne segnala una nuova sistemazione. L'Istituto Ebri, il centro di ricerche sul cervello voluto e creato da Rita Levi Montalcini e dall'Accademia dei Lincei, doveva chiudere sabato prossimo per sfratto. L'Ansa, più cauta, parla del 30 settembre come ultimo termine. Da questa intervista con la ricercatrice Rita Clementi, si scopre che forse è il 23 settembre la data fatale entro la quale trovare un accordo.

Quella che comunque purtroppo rimane invariata, è la constatazione della solita fuga di cervelli dalla nostra Regione, dalla nostra capitale, dal nostro Paese. L'European Brain Research Institute, doveva essere un modello di stampo americano, unico in Italia, con fondi privati per la ricerca a disposizione di tutti. Invece oggi 50 giovani ricercatori fra i 25 e i 40 anni vedono la loro posizione disperata, rischiando di dover volare oltreoceano come in già troppi hanno fatto.

Roma ed il Lazio hanno anche la "colpa" di insistere molto sul terziario mentre il numero di aziende che potrebbe e dovrebbe puntare sulla ricerca resta esiguo. Ma il problema, lo sappiamo, va ben oltre i nostri stretti confini.

Le parole della Clementi (oltre alla famosa lettera a Napolitano) ci suonano quasi retoriche. Eppure non possiamo fare a meno di ripeterle, anzi di urlarle: In Italia purtroppo si va avanti con la raccomandazione, il più delle volte. C'è una politica troppo miope e ho la sensazione che questo problema prima o poi ci esploderà tra le mani, così non potremmo mai essere competitivi. Ricordo l'episodio della lettera inviata a Rita Levi Montalcini sulla piaga del precariato nella ricerca, firmata da 800 ricercatori. Beh, io ho ricevuto, posso dire, moltissime email di chi avrebbe voluto firmare ma non lo faceva, perché aveva paura delle ritorsioni. Oltre alle leggi deve cambiare l'etica di fondo.

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