Roma: una città che non sa più accogliere?

manifestazione gay roma

Ieri, la fiaccolata davanti al Colosseo. Oggi, leggo, sulle pagine web del Messaggero un editoriale di Mauro Evangelisti, in cui, a tema aggressioni omofobe, razzismo più strisciante, manifesto, ci si domanda cosa sia successo all'Urbe, una città senza la quale l'umanità non sarebbe la stessa, e che nella sua storia ha sempre incluso, più che escluso

Cosa sta succedendo a Roma? Come è possibile che una città che faceva della tolleranza e del rispetto delle diversità alcune delle sue prinicpali qualità all'improvviso stia sprofondando nell'oscurantismo?

Forse, come scrive Adriano Sofri oggi su Repubblica, le cose non sono cambiate rispetto a decenni addietro, è cambiato il modo in cui aggressioni razziste, da vomito, vengano giustamente stigmatizzate...

Può darsi, dice, che la differenza principale stia nella reazione: oggi non siamo più disposti a passarle sotto silenzio e a lasciarle impunite. La violenza omofoba non si è mai fermata. Può darsi, dice, che l'incattivimento generale del nostro tempo la irriti di più: dopotutto, gli omosessuali sono da sempre lì a fare da bersaglio, loro e gli altri diversi per eccellenza, votati a far da capri espiatori, ebrei, zingari. Roma poi, dice, è la magnifica città d'elezione delle discriminazioni e dei razzismi

Roma è davvero una città che ha perso la capacità di accogliere? O è cambiata solo la nostra percezione?

Se vari "Svastichella" e i vari "fascistelli", erano in giro anche prima, che cosa è cambiato? Voi cosa ne pensate?

Foto | Flickr

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