Comix: illusioni e sensazioni a teatro

Al Teatro Parioli di via Giosuè Borsi, a patto di presentarsi a certi orari in particolare, e di lasciare ogni speranza di assistere alla registrazione di un Maurizio Costanzo Show redivivo, fino a domenica 12 si può passare una serata senza tempo, diretta da Emiliano Pellisari.

Il primo spettacolo in cartellone per questa stagione, difatti, è Comix, una serie di scene (da quella ambientata in uno specchio a quella parigina) di un teatro tanto illusionistico quanto fisico, che cerca proprio in questo contrasto (così come nel fatto che possa a piacere, in modi tanto diversi, a nonni e nipotini) la sua estetica speciale.

Non manca la tenerezza di una pantera che lascia impronte rosa, e cambia la scenografia in un batter di ciglio - e, del resto, è un fenomeno il mimo che, con la sola imposizione delle mani, l'unica parte del suo corpo che vediamo nel buio, ci fa morire dal ridere mentre lo applaudiamo a comando.

Eppure, altrove si scende più in profondità. In una delle scene, ad esempio, mentre si danza, non gira attorno tutta la stanza, ma solo la ballerina, col partner che, invece, rimane piuttosto fermo, quasi spettatore come noi.

O è un pezzo di bravura di simulazione, giacché lei è tanto vivace, e senza neanche contatto fisico; oppure c'è davvero un altro ballerino, nascosto da lei, e dalla tutina nera, che sollevandola da terra trami nell'ombra.

Ancora: quello che il coniuge di un altro episodio, nell'evidenza del primo piano della scena, non riesce a fare, una presenza di cui si intravedono solo i contorni, non appena il tecnico delle luci sbaglia una luce, fa meglio di lui. Uno scivolone di lei, fra le braccia invisibili del compagno segreto, si trasforma in un morbido casquet.

Il contrasto fra la scenografia bidimensionalizzante, emanazione della fantasia degli interpreti, e la corporeità movimentata di essi, regolata dalla disciplina del coreografo - cosa che dura per tutto lo spettacolo - è forse risolta nella scena magrittiana.

Le pipe e le bombette del dipinto del belga surrealista, solo proiettate sul palco, diventano veri oggetti di scena al contatto con le mani dei ballerini, che le vivificano, liberandole da una prigionia di eccessiva teoria, e potrebbero quasi annunciare al pubblico: "Ceci c'est vraiment une pipe!"

Purtroppo, accade anche che, poco dopo, i danzatori - così in carne, ed ossa, un attimo prima di osare entrare nel dipinto proiettato - finiscano per trasformarsi a loro volta in superfici iridescenti; spiegandoci, con l'apparente semplicità dei simboli riusciti, come sia pur sempre da un'idea che a volte si generano i gesti più apparentemente spontanei o faticosi; e, d'altra parte, come la fatica o il piacere ci possano ispirare pensieri solo in superficie puri e distaccati.

locandina | teatroparioli.it

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