Springsteen a Roma, promessa mantenuta


Dopo le ansie primaverili per quella che poteva essere una clamorosa tappa mancata del tour (per la concomitanza con i mondiali di nuoto) e gli strascichi polemici dopo i problemi del concerto di San Siro dello scorso anno, con le proteste di pochi abitanti della zona che portarono alla denuncia per "rumore molesto", il Boss ha trionfato nella notte romana, mantenendo la promessa.

All'Olimpico il concerto maratona iniziato alle 22.30 si è concluso solo nel cuore della notte. Bruce Springsteen e la sua E Street Band hanno trasformato lo stadio in una bolgia di cori, facendo innamorare una platea sicura di non rimanere mai delusa dal Boss che, alla soglia dei 60 anni, è sempre in stato di grazia quando sale sul palco.

"E' bello essere nella città più bella del mondo. Siamo venuti da mille miglia per mantenere la nostra solenne promessa: curare le nostre anime e costruire una casa di musica e rumore. Roma ha bisogno del rumore".

Poche le canzoni del disco nuovo, Outlaw Pete e Working on a dream, e per il resto un magico viaggio all'interno del mitico repertorio, con il classico finale da brividi. Springsteen, all'inizio dei bis, ha anche dedicato My City of Ruins alle vittime del terremoto ("Questa è una canzone per la gente d'Abruzzo").

Il brano, che fa parte dell'album The Rising, Springsteen lo aveva eseguito in un concerto di fronte a Ground Zero dopo l'attentato dell'11 settembre.

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