"Bambini di guerra: l'infanzia spezzata". Dal mondo intero a Piazza del Campidoglio

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A troppi bambini in tutto il mondo viene negata un’infanzia e una vita degna di essere definita tale, troppi bambini sono vittime e spesso carnefici inconsapevoli dei conflitti degli adulti e un numero impressionante di questi ogni anno va alla guerra imbracciando un fucile senza aver mai neanche imparato a scrivere o a odiare.

Per questi bambini e per tutti i bambini del mondo che non hanno voce per difendersi, ieri mattina 

Grace Avallo e Kon Kelei, due giovani ex bambini soldato originari rispettivamente dell'Uganda e del Sudan, sono stati tra i protagonisti dell'Incontro Internazionale "Bambini e giovani colpiti dai conflitti armati: ascoltare, capire, agire", tenutosi presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio.

Per questi bambini, nella sala Protomeca e la sala Gonzaga in piazza del Campidoglio, fino al 29 giugno è stata allestita la mostra fotografica "Bambini di guerra: l'infanzia spezzata" con la sua gallery di bambini soldato realizzata da svariati fotografi in giro per il mondo, raccolti nel libro "Child Soldiers".

Bambini di guerra: l'infanzia spezzata
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Autore e curatore della pubblicazione è Leora Kahn, con i contributi scritti del Pubblico Ministero del Tribunale Internazionale Luis Moreno-Ocampo, Jo Becker di Human Rights Watch e del musicista ed ex bambino-soldato Emmanuel Jal.

Le immagini del libro in mostra a New York con Children of War: Broken Childhood nel 2008, sono ora a Roma per questa mostra curata dall'Ufficio del Rappresentante Speciale del Segretario Generale ONU per i Bambini nei Conflitti Armati, con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e in collaborazione con Save the Children, si avvale anche della collaborazione dell'Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, della Sovraintendenza ai Beni Culturali, con l'apporto tecnico-scientifico dei Musei Capitolini. 


Le immagini di questa gallery arrivano dal libro e con la mostra romana mirano a spezzare molte illusioni, qualche certezza e magari anche a smuovere il coraggio che guiderà iniziativa future in favore di tutti i bambini che vivono ogni giorno la loro guerra, con o senza armi.

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