Il museo della Shoah di Roma - La città che verrà



Un parallelepipedo nero e lucido con un’enorme facciata liscia incisa dai nomi degli ebrei italiani deportati nei campi di concentramento dai nazisti. Si presenterà così il museo della Shoah di Roma, i cui lavori sono sul punto di iniziare, quando il 18 ottobre 2008, tra due anni mezzo dunque, il nastro verrà tagliato e la città eterna si affiancherà alle altre grandi capitali mondiali che ospitano i musei della memoria sul loro suolo (vedi Washington e Berlino).

L’accelerazione delle procedure per l’apertura dei cantieri è stata causata, la settimana scorsa, dalla fine di una lotta a distanza con la città di Ferrara che, anch’essa, voleva ospitare una simile struttura. La scelta alla fine è ricaduta su Roma, e non solo per motivi estetici.

Il museo della Shoah della Capitale, infatti, oltre a ricevere l’appoggio di una delle comunità ebraiche più antiche e più numerose d’Europa ha anche delle caratteristiche simboliche che non potevano essere trascurate. La sua sede, ad esempio, sorgerà all’interno del parco di Villa Torlonia (entrata in via Alessandro Torlonia) a pochi metri di distanza dalla dimora storica di Mussolini. Una vicinanza voluta quasi come un contro-altare della storia.

La data della sua inaugurazione, inoltre, è stata fin dal primo momento fissata per il 18 ottobre 2008, ovvero nel giorno dell’anniversario della deportazione degli ebrei di Roma del 1943.


Fin qui la storia. Un’ultima annotazione sull’estetica dell’opera. A me personalmente il museo che verrà piace moltissimo. Pur della drammaticità dei ricordi che vuole evocare, infatti, l’edificio, che al suo interno prevede, 2500 metri quadrati di spazi calpestabili, per mostre, percorsi audiovisuali, conferenze e per una biblioteca ed un laboratorio di ricerca, secondo me è una nuova perla dell’architettura contemporanea che nascerà nella Capitale.

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