Olgiata, il marito della contessa rompe il silenzio

Dopo 18 anni di silenzio dall'assassinio della moglie, Pietro Mattei ha rilasciato un'intervista a History Channel nella quale parla del delitto dell'Olgiata, uno dei più famosi casi irrisolti della Capitale: "Devo riscattare la memoria di mia moglie e posso farlo solo trovando l´assassino. Questo devo fare. Alberica non si può più difendere, devo difenderla io".

Matttei ha ricostruito l'intera vicenda dando la sensazione di avere un'idea assai precisa su chi abbia aggredito e strangolato la moglie: "Parlo per difendere la memoria di mia moglie che è stata infangata da torbidi personaggi. Hanno inventato tutte queste sozzerie, hanno descritto mia moglie come una persona amorale e corrotta...".

L'uomo non è mai stato indagato nè sfiorato dai sospetti degli investigatori, e ricorda nitidamente quel lontano giorno: "Uscii presto, verso le 8,15 perché volevo tornare a casa per il ricevimento... Fu un amico a chiamarmi: vai a casa, Alberica si è sentita poco bene. Risposi che avevo da fare per un'oretta ma lui insistette: Pietro, vai a casa e capii che era successo qualcosa di grave. Quando arrivai, la casa era piena di gente. Non mi fecero vedere mia moglie e mi dissero che era caduta nella vasca da bagno".

Secondo Mattei, l'assassino conosceva la casa - compreso il sistema di protezione contro i furti e la presenza di cani. La pista si restringebbe dunque a pochi conoscenti, se non amici, della vittima. In particolare, sarebbe da chiarire la posizione dell'ex funzionario del Sisde Michele Finocchi sul luogo dell'omicidio. "Lo conoscevo da circa 8-10 anni - spiega Pietro Mattei - fui io stesso a telefonargli chiedendogli di venire quando ancora non sapevo che mia moglie era stata uccisa".

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