Che succede al Gaypride 2009?

Ma che sta succedendo al corteo del Gaypride 2009? Da alcuni giorni gli organizzatori della manifestazione lamentano ritardi ed ostacoli nella concessione del percorso per la sfilata del 13 giugno. Per il momento non si hanno notizie certe ma solo commenti politici secondo i quali "vi sarebbero volontà politiche in atto finalizzate a mettere i bastoni tra le ruote del Pride" con il rischio di bloccare la manifestazione per i diritti di gay e lesbiche. Vi riportiamo uno scambio di battute per farvi un'idea. Siamo sicuri che alla fine il Pride si farà, come ogni anno, ma le dichiarazioni dei diversi esponenti politici in gioco posso aiutare a farsi un'idea personale su quanto accade, in qualunque modo la si pensi: c'è un'amministrazione che non vuole Gay pride in città o sono gli organizzatori del corteo a voler pubblicità?

Partiamo dalle dichiarazioni degli organizzatori. "A Roma le manifestazioni del grande movimento per le libertà, la laicità e i diritti civili non subiranno mortificazioni o ridimensionamenti, mai inflitti ad altre iniziative politiche e sociali - dice ad esempio Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay - questa è la promessa di Arcigay: non si illudano del contrario il Prefetto, il Questore, il Sindaco di Roma". "La vicenda dei continui dinieghi delle istituzioni agli organizzatori del gay pride romano - aggiunge invece l'assessore regionale alla Cultura Giulia Rodano - comincia davvero ad assumere contorni grotteschi. E ormai quasi s'insinua il sospetto che qualcuno voglia riportare indietro le lancette della storia e pensare di poter negare a dei liberi cittadini il diritto ad esprimere pubblicamente un proprio orientamento personale, politico e culturale". Di due giorni fa è invece la dichiarazione di Vladimir Luxuria: "Roma è come Mosca, Baghdad o Teheran: sono le uniche città a cui si può paragonare la Capitale d'Italia per quello che riguarda le difficoltà e i divieti per una manifestazione colorata, pacifica, che non ha mai registrato incidenti come il Gay Pride".

Di diverso parere, infine, Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura del Comune di Roma: "Dopo le polemiche infinite sul patrocinio che la nostra Amministrazione ha negato per il secondo anno consecutivo - sono state le sue parole - adesso è la volta del percorso del corteo e questo nonostante la Questura abbia già messo a disposizione diverse ipotesi alternative di percorso. Il sindaco Alemanno ha già garantito, a suo tempo, che l'Amministrazione, pur non condividendo le istanze specifiche del Gay pride, fornirà alla manifestazione il necessario supporto dei servizi comunali. A questo punto è del tutto evidente che questo polverone polemico e retorico non rappresenta altro che un vittimismo di maniera per cercare pubblicità e rilievo sui media». Santori (Pdl), infine, spiega che il problema riguarda il fatto che il corteo del Pride non si vorrebbe adeguare al nuovo piano cortei a Roma: "Il protocollo che detta queste nuove regole vuole conciliare diritti democratici e vivibilità della città, anche chi non ha firmato, è stato chiamato al rispetto delle nuove regole. È evidente, dunque, che gli organizzatori del Gay Pride non possono non adeguarsi alle regole concordate, volute dal Prefetto e dal sindaco di Roma".

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