Antropologia urbana: lo studente fuorisede/1

Lo studente fuorisede, nel profondo della sua stanza ammobilitata, magari avesse solo scheletri nell’armadio: lenzuola, asciugamani, un intero corredo di panni sporchi che, ahimè, fino a data da destinarsi, non potrà lavare più in famiglia.

Fra gli elementi d'un termosifone, l'altarino su cui non rinuncia alle foto di rito: la mamma lontana, il pastore tedesco, la fidanzata cornificata. L'umidificatore sempre a secco ha un rivestimento di pelouche che gli ricorda tutti e tre, secondo il momento della giornata in cui l'osserva.

La cena, da tempo, è neo-platonicamente, ed anche un po' michelangiolescamente, costretta nelle forme sensibili di un blocco di ghiaccio color ragù, che riposa, non finito, in uno dei tupperware dal coperchio rotto, in fondo al settore più in basso del vecchio freezer. Sua mamma glielo fornì, all'epoca dell'ultima glaciazione di conserve, qualche giorno dopo l'ultimo tentativo a procedura civile. Il calore di uno sfornatutto, che egli usa come se fosse un microonde, invano, libererà quel prigione di sugo e carne per i minuti che gli resteranno prima di finire gettato nella solita, verdina pattumiera Tontarelli.

Nelle pentole di un appartamento appena affittato arredato, del resto, è così affascinante esaminare le incisioni rupestri sullo strato non più sanissimo, inargentato, di un'antiaderenza logorata dal tempo; queste testimonianze astrattizzanti di inquilini laureati o sub-sfrattati: segni di civiltà a noi precedenti, in cui a volte capita di distinguere una figuretta stilizzata, un piccolo animale (come quando le cerchiamo fra le nuvole o negli scarabocchi), una fettina di cipolla ormai fossilizzata: una fonte d'insaporimento insperata.

Ma già si avverte, nella narici della mente, l'odore di un'altra mangiata al kebabbaro più in voga nel quartiere meno vicino - un po' per ripristinare l'antico esotismo di quella pietanza ormai così familiare; un altro po' per avere una scusa, per non studiare, che sia anche solo mezza spanna sopra allo sparlare via skype del coinquilino più serio, con quell'altro che ha la porta di fronte al bagno.

(continua...)

foto | giovanni per 06blog.it

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