Roma, ecco Marino: riuscirà a fare qualcosa?

Qualche considerazione sui risultati elettorali di queste amministrative romane del 2013. Le più veloci che si ricordino.

piazza di pietra marino

In effetti c'è poco da festeggiare. Ignazio Marino è il primo ad averlo capito subito. Il suo discorso sobrio e la sua composta esultanza ne sono la prova. Anche Bettini, il grande vincitore dietro le quinte, sorride in silenzio.

Queste rimarranno negli annali di Roma come le più rapide e poco seguite elezioni amministrative. E' un dato di fatto. Come lo è anche il totale successo nei municipi dell'alleanza capeggiata dal candidato eletto. Non va dimenticato.

La città, i romani, e forse anche il resto del Paese (che di norma ci guarda senza conoscere affatto i nostri autentici problemi) si sono però concentrati sugli sconfitti. Anzi sullo sconfitto. E' una cosa che gli italiani stanno imparando a fare per consolarsi un po'.

Sebbene si meriti tutto, perché davvero ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare, Gianni Alemanno in lacrime fa quasi pena.

Lui che aveva vinto 5 anni fa, da perdente sacrificato, contro ogni pronostico e logiche inciuciose, proprio perché i cittadini non sopportavano le strategie di chi riconsegnava la città in ginocchio a cicciobello Rutelli, uno dei tanti responsabili (con Veltroni certo, lo capì anche Nicolini) della tragedia capitolina di questi ultimi decenni.

La verità è che i romani non ne possono più. Hanno rischiato Alemanno. E' stato un totale fallimento. Ora provano il "marziano" Marino. E molti, moltissimi non giocano proprio più. La domanda che ora ci facciamo in tanti è: "Marino riuscirà a fare qualcosa?". A prescindere dai programmi e dai proclami.

L'occasione grillina è stata sprecata da un meccanismo che non fa i conti con i giganti da combattere. In questa città. Senza un nome di peso hanno racimolato perfino troppo.

Il resto è solo televisione, web, paradosso. Lo abbiamo già raccontato. Una campagna elettorale infinita e nauseante, fatta colpi di gaffe, cloni e diffamazioni, senza che nessuno abbia ancora fatto qualcosa di autentico per questa "povera" capitale, che i più sani di mente avrebbero già spostato da mezzo secolo.

Mi rendo conto che i problemi sono sempre maggiori, dal traffico ai rifiuti, dall'inciviltà del popolo a quella del pellegrino, ma chi ha governato in questi ultimi decenni non può sottrarsi all'ennesimo processo.

Roma è sempre più invivibile. E chi l'amministra sembra considerare sempre e solo il proprio tornaconto. Anche ieri al comitato in festa di Marino, c'era più gente eccitata per aver "terminato questo purgatorio", rispetto a chi dovrebbe davvero sognare una città migliore e magari spaventarsi per tale impegno.

Personalmente ho fatto a tempo a vivere da bambino una Roma molto più a misura d'uomo (e di ragazzino). Certamente meno "riqualificata" e più delabrè, con le fontane gialle ed i muri dei palazzi più scuri. Tuttavia meno blindata di blu, meno schiava di un turistame da sbarco spaventoso o di shopping deluxe, con qualche madonnaro in più per terra e meno "artisti di strada" in giro.

I romani sono sempre stati sarcastici e pessimisti, come Belli e Trilussa. Sembravano tuttavia meno rancorosi e forse anche meno rassegnati una volta. Roma non fa schifo e mai lo farà. Perché passa poi tutto sotto quei ponti. Ma occorre ricominciare a fare le cose usando il buonsenso. Perché l'esempio rimane l'arma migliore. Probabilmente l'unica.

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