Paula. Designers4Necessity a Roma

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Era il 2003 quando a Roma, Gabriel Berretta aka kudu, Valerio Ciampicatigli e Simone Bartolucci, compagni di università accomunati dalla passione per il design e da un nome che segna il loro destino dalla nascita, hanno dato vita al progetto Paula Designers 4 Necessity.

In realtà il nome delle loro tre mamme, tutte insegnanti, è Paola, ma la "u" lo rende esotico e un po’ trans (a loro dire), anticonvenzionale e originale quanto basta per i progetti che hanno in mente, debitori con ironia degli stereotipi legati alla generazione del Made in Italy, alla quale rimangono fedeli seppure a modo loro. Da allora il team creativo di Paula, respirando e metabolizzando gli stimoli di street art, writing, fotografia e video arte, ha progettato t-shirt, lampade e complementi d’arredo in grado di stimolare chiunque ne entri in contatto.

Originali nelle loro scelte fino in fondo, hanno aperto un atelier in via Romanello da Forlì 25, nel quale oltre a nuove prospettive di design prendono corpo visioni concrete dello stesso. Io però qui mi fermo, perché nessuno meglio di Gabriel, Simone e Valerio più rispondere ad una serie di curiosità che girano in testa alla sottoscritta e forse anche nella vostra.

Paula Designers4Necessity
allaboutcane cane wardom wardlancio+peggy

Nel flusso di informazioni del vostro sito portfolio Allaboutpaula è facile capire come non state mai fermi, ma chi fa cosa e come e per quale motivo?
Nell'attività di gruppo abbiamo grossomodo le stesse mansioni, anche se in fondo le nostre caratteristiche ci rendono molto diversi l'uno dall'altro: Simone è un figlio d'arte, ex writer e artigiano del plexyglass, quindi quello che si diverte di più nei lavori manuali; Valerio, il più giovane (anch'egli ex writer) è una specie di jolly tutto fare pieno di estro e creatività che spazia nervosamente dalle idee alla pratica; Gabriel (me) è un musicista incompreso che lavora da anni nel campo della comunicazione pubblicitaria e nel gruppo si cura in special modo dell'aspetto mediatico e contenutistico, alternando il metodo alla demenza.

Cosa vi ha convinto a unire forze, risorse e progetti, una visione comune, tante visioni diverse o una serie di coincidenze difficili da ignorare nel corso di una sola esistenza?

L'unione è nata abbastanza casualmente, dopo un tentativo mio e di Valerio di buttarci nel campo dello streetwear con un marchio semi porno dal nome "Bukkake". Di li a poco, per caso o per fortuna, in un esame nacque Wardrom (il guardaroba da lancio), tutti ci fecero i complimenti e capimmo che qualcosa di buono si poteva fare. Comunque di base c'era una grande stima iniziale, che poi è diventata amicizia e ora è quasi amore.

Mentre molti si trasferiscono al ‘nord’ in cerca di fortuna voi aprite un Atelier a Roma… scelta dettata dall’anima ottimista, dalla testa caparbia o dal destino fatale?
Quando abbiamo cominciato non ci siamo posti il problema di dove fossimo, volevamo "fare" e uscire da un ambiente universitario tutt'altro che incoraggiante. Oggi a Roma esistono molte realtà simili a noi che stanno "producendo" design, inizia ad esistere una "scena romana" e siamo orgogliosi di farne parte! Alla faccia di chi dice che il design si fa solo a Milano! Comunque andiamo matti per la nostra città, ci lavoriamo e viviamo benissimo, poi nel futuro chissà… L'obbiettivo chiaramente è quello di esportarci ed esportare il più possibile! Poi viaggiare soprattutto, per dei creativi è "necessario".

Dal primo progetto all’ultimo, come è cresciuta e cambiata la vostra necessità di fare design?
Dalle magliette "Bukkake" al nostro ultimo attaccapanni "Peggy" le cose sono cambiate moltissimo... Dapprima i nostri progetti erano dominati essenzialmente dalle idee, disegnavamo senza porci il problema di dover poi realizzare il prototipo, o una piccola serie del pezzo. oggi, Paula si autoproduce. È cambiato l'approccio, ragioniamo solamente su oggetti che siamo effettivamente in grado di realizzare, da soli o in collaborazione, produciamo in serie limitata o cerchiamo aziende terziste disposte a realizzare piccole produzioni.

Se volessimo approfondire la conoscenza di qualche vostro progetto … ?
Di oggetti e progetti ne sono nati moltissimi in questi 4 anni … mi pare doveroso soffermarsi sugli ultimi presentati da dicembre ad oggi. Cane è un tavolo che noi abbiamo definito "democratico" e che abbiamo presentato a "The Opposite", la mostra che abbiamo curato inseme a Romolo Stanco lo scorso inverno, a Rione Monti. Un tavolo dalle molteplici gambe che nasce da un disegno primordiale, un geroglifico. L’archetipico ritratto che il bambino fa del "cagnolino", un segno elementare, un prospetto apparentemente errato, disegnato per scandire i posti a tavola e rendere il momento del convito più razionale. Peggy è una molletta fuori scala che si trasforma, finalmente, in un vero attaccapanni. Un nuovo modo di pensare questo oggetto per un uso indoor, in uno spazio personale dove gioco, tradizione e design si fondono. Infine c'è sold-ho, l'orologio in plexyglass inciso a laser, dominato dal concetto dello scandire le ore in modo non convenzionale, sostituendo ai numeri 12 solidi dell'immaginario geometrico che si complicano progressivamente. Poi ovviamente l'oramai famoso Wardrom, che ci accompagna dagli albori del nostro percorso creativo, e probabilmente lo farà ancora per molto.

Io vi ho messo gli occhi addosso, ironici e pieni di ammirazione, con Wardrom e la sua capacità ‘seriamente ludica’ di trattenere con stile qualsiasi cosa, anche se gettata, soprattutto gettata, alla faccia degli odiosissimi guardaroba/appendiabiti che richiedono impegno e concentrazione per non far cadere subito tutto a terra. Capirete perché di wardrom vorrei sapere tutto tutto, dall’istante in cui ha preso forma l’idea, all’ultima impresa ‘sostenuta’ ,)
Wardrom si manifesta per la prima volta nel 2003. Un oggetto semplice nato da idee contorte: il progetto era quello di un esame universitario, dovevamo lavorare e analizzare un'azione tipica del nostro quotidiano. Essendo tutti e tre dei maschietti disordinati e frettolosi, stufi di vedere i vestiti che infestavano sedie, tavoli, letti e pavimenti decidemmo di pensare un oggetto che in qualche modo valorizzasse il disordine. Il resto lo fecero alcune divulgazioni scientifiche, che allora parlavano dei Gechi e dei nanopeli che hanno sulle zampe e che gli servono per arrampicarsi sui muri ... La forma degli "spikes" e in parte la loro disposizione geometrica furono fortemente influenzate da questo input (totalmente casuale peraltro). Ad oggi Wardrom è un oggetto modulare e customizabile, il modulo base, a parete o su lastra comprende 5 "peli" ma esistono diverse varianti che sarebbero un po' lunghe da spiegare su un blog, rimandiamo eventuali domande direttamente alla mail del nostro sito. Il resto sono la serie di mostre-evento (dalla prima a San Lorenzo, passando per il fuori biennale a Bassano del Grappa, The Opposite con Romolo Stanco, fino al Salone del Mobile di Milano quest'anno) e soprattutto le collaborazioni che stiamo portando avanti con street artist e pittori della scena romana e non.

Quali sono le cose che vi fanno credere in Paula ogni giorno di più, quali le difficoltà con le quali fare i conti quotidianamente?
Partendo dal presupposto che fare i designers non è una passeggiata ovunque, specie in questo periodo di cosiddetta "crisi", viverlo a Roma è una grande sfida. Siamo costretti tutti e 3 a dover lavorare in altri studi o agenzie per far quadrare i conti. Sicuramente la spinta maggiore, ce la da la soddisfazione nel vedere che le idee prendono forma... ma in particolar modo ci carica la stima e la crescente considerazione che Paula si sta guadagnando... come il pubblico per le rockstar insomma. Tutto sommato il nostro linguaggio funziona: da Roma a Milano, dalla Germania all'Inghilterra, dall'America al Giappone la gente si interessa, si appassiona e ci fa tante domande (ogni tanto compra anche...)

Quali traguardi ha Paula e quali limiti non si pone affatto?
Uno dei primi è sicuramente quello di poter avviare un'autoproduzione massiccia e organizzata, in modo da poter cominciare a concretizzare molte delle idee che abbiamo e che purtroppo sono ancora ferme per mancanza di fondi...ecco forse ho detto anche un limite. Comunque porsi limiti, (quantomeno progettuali) nel nostro mestiere è sbagliatissimo, inizi ad usare un materiale che credevi fosse perfetto per qualcosa e magari ti rendi conto, usandolo, rompendolo, colorandolo, che potrebbe diventare altre mille cose... Paula sperimenta, non si pone limiti, e soprattutto vuole diventare famosa!

Cosa c’è in cantiere al momento?
Stiamo portando avanti diversi progetti, in particolare siamo al lavoro per realizzare dei nuovi pezzi per la collezione Soluzioni di Francesca, laboratorio artigianale di plexi capitolino. Inoltre stiamo lavorando all'evento "ARTCONVENTIONAL" che abbiamo ideato insieme ai collettivi WALLS, RATcreatives e BUNKALAB. Si tratta di una giornata evento di arte contemporanea, nella quale 11 artisti/pittori/illustratori della scena romana e non, si maschereranno da writers e personalizzeranno (legalmente) il muro di via Alessi, zona Certosa, non lontano dal Pigneto.. Per l'occasione Paula si occuperà, insieme a ROTA_LAB della realizzazione di 11 panchine che verranno customizzate dai vari guests. Un'occasione speciale per vedere un po' di sana creatività a lavoro, tra balli, canti e frizzantezze rigorosamente underground! l'Evento è fissato per il 14 di giugno, quindi non mancate.

Partendo dal presupposto che i miei cassetti sono vuoti perché amo lasciare tutto in giro, anche i sogni, nei vostri cosa c’è?

Come abbiamo detto prima, Paula vuole diventare famosa! Siamo designer per necessità in fondo, abbiamo bisogno di fare design e per farlo vorremmo riuscire a vivere del nostro lavoro, continuando a divertirci senza pensare alle crisi economiche e/o mentali del caso... Questo per ora è il nostro sogno, ma si sa, chi dorme "nun" piglia pesci!

Se qualcuno intenzionato a seguire le vostre orme vi chiedesse qualche consiglio/sconsiglio, quali sarebbero?
Non ci riteniamo ancora in grado di dare consigli a nessuno, anzi, non facciamo altro che chiederne a chi ne sa più di noi... (vedi il povero Romolo Stanco, ormai vittima dei nostri assilli). Il nostro approccio è figlio della sperimentazione e dell'errore creativo, ed è legato indissolubilmente alla ricerca che portiamo avanti sui gesti e le azioni del nostro quotidiano e di quello della nostra generazione. Il consiglio è di vivere tutto ciò che ci sta intorno... buttandocisi a capofitto! È l'unico modo per capire.

Se volete approfondire la conoscenza del team creativo di Paula, potete contattarli o andare a trovarli nel loro Atelier, oppure visto che al 14 giugno manca poco, potete approfittare di Artconventional e partecipare con loro ad un evento che promette di essere stimolante e coinvolgente.

paula+peggy sold-ho buddy sito FRESH MEET

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