Elezioni comunali di Roma 2013: la grande bruttezza

La campagna elettorale per queste elezioni comunali di Roma sta quasi volgendo al termine. Finalmente. E' stata veramente insopportabile. Soprattutto per noi romani. E non è ancora finita. Dopodomani si vota. Poi probabilmente avremo un'altra settimana di fuoco e finzione per il ballottaggio.

scheda elettorale comunali roma

Dopomani, sempre che decidiate di andare a votare, dopo aver sopportato l'invasione di gazebo, comizi e manifestazioni per settimane, riceverete un papiro di 116 centimetri. La scheda elettorale record. La più lunga della storia amministrativa di Roma.

C'è qualcosa di folle e perverso in questo momento storico. Per fortuna che c'è il clima d'odio che tanto paventano i politici. Tutti odiano la casta, ma tutti sbavano per entrare a corte. Mai visto un ruolo tanto odiato così amato.

Nei 48 seggi da consigliere capitolino sono in corsa ben 1670 candidati! E per il rinnovo della presidenza e del consiglio dei 15 municipi ci sono 135 aspiranti presidente, 368 liste, ed un esercito di oltre 7mila candidati a contendersi i 360 seggi da consigliere municipale.

Mi pare evidente che l'odio, l'invidia o la voglia di cambiare davvero le cose siano solo un fondale, di questo grottesco teatrino. Qui c'è proprio la necessità, figlia di una crisi senza fine, del "provamoce". Filosofia molto romana che si estende in tutto lo stivale.

"Perché no?" Si dicono tutti. Tanto che ho da perdere? La reputazione non esiste, la carriera nemmeno. Così ci troviamo letteralmente sommersi da mille amici che ci richiamano dopo anni per chiederci un sostegno. La gente più impensabile.

E il web, le mail, i social network diventano strumenti di tortura collettiva. Non c'è via di scampo. Io avrò almeno 60 tra amici e conoscenti che "ce provano". E mi seppelliscono di messaggi, raccomandazioni, memorandum e vademecum.

"Ciao, sono Pinco Pallino, come stai? ti scrivo per ricordarti che domenica e lunedì, avrai modo, se vorrai, di sostenere la mia candidatura..."

E via con la lista della spesa. Tutti improvvisamente "impegnati" a fare politica attiva. A "metterci la faccia", a "portare la propria esperienza a servizio di Roma".

Gente che fino a qualche mese fa si metteva a ridere se solo gli chiedevi se voleva mettere una firma per difendere un albero o pedonalizzare una piazza. "Tanto a che serve?" era la risposta meno volgare.

Va bè, direte voi, fa parte del gioco. Ok, ma non è finita qui, perché al gioco partecipano anche i bari. Prodotti dalle menti affilate della moderna comunicazione. I famosi social media strategist, che s'illudono di condizionare il voto attraverso le loro squadre di profili fake che vomitano campagne di commenti per smontare o difendere i propri beniamini, o meglio: datori di lavoro.

La "moda" fu lanciata già nelle precendenti elezioni, quando più che i social network, bisognava inquinare la blogosfera, che all'epoca faceva molto più eco. Ne sappiamo qualcosa.

Così oggi, nelle elezioni dove almeno si è risparmiato sulle lasagne elettorali (ma non sul volantino selvaggio), basta cliccare sui profili social dei leader politici che puntano al Campidoglio per capire subito che "troll ci cova". Ma tutto questo, cari "geni" della comunicazione politica, fa solo ridere.

Intanto è evidente che una persona che lavora non avrebbe mai il tempo di aggiornare tante bacheche o partecipare ad ogni falsa discussion flame che si apre sotto o sopra un proprio intervento.

E poi basta guardare i profili dei commentatori per capire che sono creati ad arte, senza una vita reale alle spalle che non sia meno credibile di quella dei Nexus 6 di Blade Runner. Una memoria digitale che potrebbe avere solo un essere senza passato. E senza futuro.

Questi "poveri" smanettoni vengono assoldati e prezzolati più o meno adeguatamente, per stare tutto il giorno a gestire pagine e pagine di personaggi politici. Una battaglia dove tutto è lecito tranne uscire allo scoperto ed ammettere la verità.

by @RondoneR

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