Opera, il commissariamento sarà bloccato

Il commissariamento del Teatro dell’Opera, auspicato e imposto da Gianni Alemanno, non si farà. Il destino dell’ente lirico di Roma è curioso da quando c’è stato il cambio di maggioranza in Campidoglio. Dapprima il sindaco, che in tale veste è anche presidente della Fondazione, afferma che la gestione è disastrosa; quindi annuncia le dimissioni del sovrintendente Ernani senza che né l’interessato né il consiglio di amministrazione ne siano al corrente; quindi, in riunione con i rappresentanti sindacali, mostra le carte del disavanzo. Che tuttavia contengono errori grossolani. Incuranza o malafede?

Nel frattempo dal governo nazionale e dall’assessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi, partono proposte di riforma e l’idea che certe forme di arte siano troppo antiche per trovare successo ai giorni nostri. Poi, in una cena a casa Vespa, eletto rappresentante dal ministro Sandro Bondi nel cda, si prepara il colpo di scena: Riccardo Muti quale direttore musicale. Doveva essere un segreto, ma le agenzie battono la notizia con sospetta tempistica. Il maestro ringrazia e ci pensa, ma è indispettito dai modi propagandistici. In teatro, dove lo stesso Muti dirige l’Ifigenia di Gluck, i lavoratori preparano lo sciopero in protesta per il caos sovrano e la messa in dubbio del buon lavoro svolto da loro e dal sovrintendente in dieci anni. Far saltare una replica di Muti sarebbe però troppo impopolare, e così Alemanno, in una nota del 24 marzo, ci ripensa e si dice disponibile al dialogo. Lieto fine? Figuriamoci. Rimaniamo seduti: tra poco andrà in scena l’ultimo atto.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: