Slow food. Ieri a Roma la cena anteprima di Slow Fish

La ‘chocciolina’ ha scelto Roma per presentare ieri sera, in anteprima nazionale, la sesta edizione di Slow Fish, il salone del pesce sostenibile che da 12 anni (si svolge ogni due) c’insegna a mangiare bene e con gusto senza mettere in pericolo il mare. La manifestazione avrà luogo dal 9 al 12 maggio in quel del Porto Antico di Genova.

E per questa cena dai sapori davvero curiosi, ha scelto il giovane chef Roberto e la location della sua Osteria Monteverde, una di quelle che Slow Food consiglia nella sua pregiatissima guida. A un primo sguardo l’ambiente non è nulla di che: un’unica sala di media grandezza, arredata in stile rustico con qualche cedimento al nostalgico della Roma sparita che occhieggia dalle cornici appese sulle pareti di tenue pastello, ma soprattutto – ahinoi – terribilmente rumorosa, tanto che riuscivamo a fatica a conversare nel nostro tavolo da 6.

L’inizio serata era previsto per le 20.30, ma come sempre accade in questi casi (vuoi il traffico, vuoi il parcheggio), di fatto abbiamo cominciato con un po’ di ritardo, comunque ben trascorso grazie ai numerosi assaggini concessici, a partire dalla particolarissima salsiccia di Monte San Biagio impastata con il coriandolo (unica outsider di una cena completamente a base di pesce povero), seguita dai bocconcini di cefalo calamita su un letto di cipolle rosse e infine anche dalle crocchette in finger food di aluzzo, un po’ sciape ma buone.

A introdurre la serata la presidente di Slow Food Lazio, Francesca Rocchi, che ha ricordato giustamente a tutti i commensali affamati perché ci trovavamo qui: perché il Lazio, con i suoi 300 km di costa, ha un mare molto pescoso i cui frutti per così dire più poveri, sono meno conosciuti (il che non significa meno apprezzati) e non riescono a ‘sfondare’ la filiera e a essere proposti al grande pubblico sui banchi dei mercati rionali.

In particolare si è parlato molto del cefalo calamita, ribattezzato ‘calamitato’ nelle battute da osteria, un pesce che rappresenta una sorta di ‘incrocio’ tra un pesce di mare e uno d’acqua dolce, di cui si trovano numerosi esemplari anche molto grossi nel Lago di Fondi. A tesserne le lodi sono arrivati anche diversi pescatori locali, con i loro racconti interessanti perché tratti da esperienze di vita vissuta, con i quali hanno allietato l’antipasto, in cui era proposto proprio questo tipo di cefalo, appena scottato solo dalla parte della pelle dopo aver subito una lenta marinatura all’orientale – cioè con soia e zenzero - e servito con agretti e fiori di zucca in tempura. Non avrei saputo immaginare un modo migliore per stuzzicare il mio appetito.

La cena quindi, voleva essere, come sempre sono le iniziative dell’associazione, un modo per conoscere qualcosa di nuovo e magari imparare a cucinarlo grazie alle ricette elaborate in esclusiva per l’occasione dallo chef. E dal momento che una buona cena deve sempre essere annaffiata da un buon vino, abbiamo assistito anche alla testimonianza di Benedetto Lombardi, produttore di larga scala ‘pentito’ e ora divenuto proprietario di una cantina raffinata (che vende molto all’Hilton, per capirci) i cui enologi fanno molta ricerca sui vitigni autoctoni del Lazio per ottenere vini della tradizione locale, come questa Passerina bianca del Frusinate che ci versano in versione spumantizzata dai maestri di Conegliano per l’aperitivo, e poi in versione ferma per antipasto e primo.

E a proposito di primo, la nostra cena prosegue con degli gnocchetti di patate leggermente affumicati, conditi con una salsa di piselli aromatizzata al rafano con gamberi viola di Ponza e una riduzione di yogurt. Io ho trovato il piatto molto buono, ma al mio tavolo sono state avanzate le seguenti critiche che per dovere di cronaca vi riferisco fedelmente: il rafano è troppo forte e copre tutti gli altri sapori, i gamberi viola sono pochissimi, i piatti troppo scarsi (ma questa è un’altra storia).

Il secondo accompagnato da un buon calice del più classico Cesanese del Piglio doc (14 volumi!) che per il mio palato era una novità accostato al pesce, consta di un sandwich di pesce azzurro, ricchissimo di Omega 3, con mozzarella di bufala campana (si vede che è il piatto dei doc), capperi, olive e acqua di pomodoro. Delicato e buonissimo. Si chiude in bellezza, anzi, in dolcezza, con un gelato al bombardino e caramello all’anice con crumble al caffè davvero delizioso, specie se accompagnato con un bicchierino digestivo di passito di Cesanese, anche questo una novità che non tutti intorno a me hanno apprezzato. Peccato.

Foto | Flickr

La locandina dell\\\'evento

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