Antropologia urbana: il venditore di souvenir


Abbiamo un bel pensare di essere arrivati a un certo gradino della lunga scala dell'affermazione di un certo buon gusto estetico, se ce ne fosse realmente uno: le bancarelle dei venditori di souvenir di Roma attireranno sempre la nostra attenzione. Stanno benissimo nel centro storico della città, spesso accanto al banchetto di un tarologo o di un sedicente tale: come quelle carte, sono figure che abbiamo sempre visto e del cui significato non ci interroghiamo più. Eppure, appena le guardiamo con occhio un po' diverso, ecco che ci parlano

Proprio come un mazzo di tarocchi sbagliato, con le iconografie tradizionali deformate sotto il peso di un'interpretazione filo-egizia, o troppo fantasy, questi prodotti - palle di vetro, madonnine, papi e anti-papidi tutti i livelli - allineati sulle bancarelle offrono spontaneamente tutto quello il loro produttore sa o vuole sapere di un evento artistico, culturale, semplicemente storico infinitamente più grande di lui e di noi, dando la sua opinione involontaria, spontanea, furba, interessata, marchettara. Con un po' di immaginazione, sono editoriali sulla realtà religiosa o politica autorevoli come quelli dei migliori pupari napoletani, solo che lavorano tutto l'anno, non solo a Natale.

Un piccolo papa Ratzinger è prigioniero della sfera di cristallo da cui credeva di osservare la realtà, una spazio rivelatosi poi inagibile per le dimensioni della stessa Basilica di San Pietro e del colonnato che, per un errore di prospettiva del modellino, sembrano ghermire invece di abbracciare. Ciò nonostante, nevica pure. Un Colosseo di plastica, destinazione posacenere, ci ricorda, qualche posto più in là, che neanche la più possente architettura può resistere all'incuria e alla decadenza del nostro spirito, prima di quella del corpo o delle arcate. Infine, un mini-David sembra il protagonista del remake storico-artistico di qualche film disneyano in cui ci si restringevano i ragazzi, ma sempre fiero e maschio come Michelangelo lo ha fatto.

foto | gruntzooki @ flickr

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