Antropologia urbana: la gattara romana


L'hobby della gattara (che non di rado giunge ad avere orari più da lavoro part-time che da semplice passatempo) ha da poco conosciuto la sua consacrazione su Wiktionary inglese, e ha goduto di tutta una serie di tentativi di rivalutazione più o meno colti, a partire dalla presenza di Enrica Bonaccorti a Buona Domenica o da quelle gustose puntate dei Simpson in cui quest'attività tutta romana trova forse una delle sue più alte affermazioni a livello internazionale. Nonostante questo, non aveva ancora un post dedicato su 06blog.

Non possiamo e non vogliamo immaginare nemmeno una delle aree archeologiche di Roma, senza annettere paesaggisticamente questa figura. Non soltanto non ci sarebbero più quegli amati felini, pasciuti e viziati come pochi carnivori predatori sanno essere, sempre pronti a privare delle necessaria merendina il piccolo turista straniero distratto. E, questo, nonostante tutto il cibo con cui le bestioline stanno tentando, da decenni, di sfondare di peso nuovi orizzonti evoluzionistici. Senza le gattare, soprattutto, non ci sarebbero più neanche le gattare; per non parlare dei calendari di gatti di Roma, che potrebbero perdere in parte o in tutto la fascinazione che esercitano sul loro pubblico.

La gattara ama travestirsi da gattara, anche quando la natura del suo rapporto con gli animali non richiederebbe troppa trascuratezza. Ha una divisa da supereroina per animali, che la contraddistingue dappertutto. La gattara, del resto, è trasversale sia come location che come estrazione. Dalle stradine tirate a lucido del quartiere Trieste, fino al ghiaietto più fetido del parco più dimenticato della periferia urbana, la gattara è presente con la sua divisa un po' romantica, volutamente trasandata, che per alcune di loro sa anche di travestimento, di nascondiglio, di seconda vita.

La vera gattara, difatti, anche la più benestante, gode comunque di una certa doppiezza nel rapporto con la moda e il vestiario. E molte, benestanti, lo sono, e non solo perché si possono permettere di rinunciare a parte del proprio tempo libero o lavorativo, ma perché, a parte le poche offerte che ricevono dal pubblico (e deve trattarsi di gattare molto stanziali (forse solo quelle di largo Argentina, in questo settore di mercato, possono contare su un flusso di cassa costante), deve sostenere discrete spese per il sostentamento della sua colonia. Con qualche simpatica esagerazione. Noi le vogliamo amare e conservare. Voi, quale gattara di Roma amate più delle altre?

foto | antomoose@flickr

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