Antropologia urbana: ancora chiuso il pakistano di via Lago di Lesina


Su Google Maps Street View brillano ancora le sue bottigliette perfettamente allineate, i suoi succhi ricchi di conservanti e di amore per le cose che durano, il suo sorriso di ceppo indo-pakistano che negli anni ha accompagnato nella crescita generazioni di pargoli del quartiere Trieste al confine con l'Africano. Fino a darsi un appuntamento fisso con lui - quante volte - per la bottiglietta d'acqua minerale prima della palestra di piazza Annibaliano. Eppure, il titolare della bancarella di via Lago di Lesina (angolo viale Eritrea) parrebbe proprio aver chiuso.

Dapprima aveva rarificato la sue apparizioni pubbliche, fino a chiudere stabilmente alle 22.30, cosa che nessun collega dotato di una licenza del genere si sarebbe permesso. Non era neanche tragicamente caro, per essere una salvezza last minute per massaie e studenti fuori sede che lo alimentavano con le loro richieste poco esigenti ma continue, e si alimentavano della sue merendine e salumi dai nomi poco usati. Per fare un esempio, da lui non abbiamo mai visto pacchetti di patatine San Carlo a 4 euro, come dal suo immediato collega di via Nemorense.

Se avesse veramente chiuso, sarebbe un pezzo del quartiere che se ne va, perfettamente ambientato com'era in una sorta di spirito bamboccesco molto post-litteram, con tutti quei cocomeri da natura morta, che si annidavano l'uno accanto all'altro fino a comporre una scena e che, se non fosse stato per il colore troppo scuro della sua pelle, e per le plastiche colorate delle confezioni esposte, non sarebbero sfigurati in una scenette di genere secentesca di bancarella di campo de' Fiori. Avete notizie di quest'uomo?

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