Lucina, l'indecente soprano alla corte di Luigi Magni

Il grande creatore di immagini di Roma Luigi Magni, pur non facendo film da qualche anno, non è per questo restato con le mani in mano. Se il suo ultimo lavoro cinematografico è stato La Carbonara (2000) e quello televisivo La notte di Pasquino (2003, e sempre set romanissimi), il regista ha continuato ad immaginare la sua città per tutto il tempo. Solo, lo ha fatto scrivendo romanzi storici, fra cui l'ultimo (il quinto) è "Lucina. L'indecente soprano nella Roma del Papa Re", appena uscito da Marsilio.

Questo personaggio dice di sé qualcosa di estremamente storico ed estremamente attuale. Si tratta della figlia di una prostituta del Porto di Ripetta, cresciuta sulle rive del Tevere in quel crogiuolo di comunità straniere, occidentali e orientali, e relative chiese nazionali a loro dedicate. Fra queste tensioni sacre e profane la capacità di narrare per immagini di Magni arriva a toccare delle descrizioni e dei dialoghi che fanno quasi rimpiangere di non avere molti più romanzi dello stesso autore, da leggere prima o dopo una passeggiata immersiva nella Roma di oggi: una città così cambiata, a volte, da sembrare sempre la stessa. Lucina cresce con il talento del canto lirico, proibito alle donne dalla corte di Pio VI Braschi, e decide di fingersi uomo castrato (finzione nella finzione) per potersi esibire a teatro.

La storicità di Lucina è tutta in quella Roma che non c'è più. La sua attualità, spesso, si intravede in quel desiderio di visibilità, di farcela a tutti i costi, rinunciando in parte o in tutto alla propria identità, che è il pane quotidiano di ogni artista pittorico, recitativo, televisivo: nel bene e nel male.

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