Zozzoni e libertà di stampa. Oggi ho avuto una giornata No

Dio sa se non credo negli zozzoni. Però amici questa volta non ce l'ho fatta. Ma vi dico, questa che sto per scrivere è una storia lunga, scritta solo per chi è appassionato di zozzoni o di libertà di stampa spicciola. Tutto è successo in via Tiburtina, ai piedi del suggestivo snodo della sopraelevata, è lì che ho visto la scena di una macchina della polizia che aveva tamponato il furgone di uno zozzone diretto al centro.

Subito ho pensato: il tamponamento zozzone-polizia è appena al di sotto - come valore nell'immaginario collettivo - di un tamponamento polizia-carabbinieri. Mi sono precipitato per scattare le fotografie pensando subito a voi, miei lettori. Ma al primo scatto la polizia mi era già arrivata addosso.

Accerchiato da mezza dozzina di uomini e donne poliziotto, inizio a provare la sensazione che le cose non stiano mettendo bene. A nulla vale mostrare il mio tesserino di giornalista. E nemmeno una mia dotta dissertazione sul diritto di cronaca.

In compenso vengo apostrofato a parolacce dai poliziotti. Lo zozzone, ignaro della mia stima nei suoi confronti, mi dà due spintoni. Una poliziotta approfitta subdolamente per strapparmi dalle mani la macchina fotografica proclamandone il sequestro.

A questo punto mi si fa presente che sono stato ufficialmente fermato e che tra breve verrò condotto in questura. Non voglio cedere, non voglio mostrare deferenza alla prepotenza ingiustificata e violenta di questa pattuglia scorbutica. Io sto solo facendo il mio lavoro, non sto facendo nulla di illegale, provo a persuadere le forze dell'ordine.

Mi si fa capire che l'unica soluzione che mi rimane è quella di cancellare le foto. Vorrei spiegare loro che ciò che stanno facendo è un sopruso nei miei confronti, poi mi rendo conto che loro lo sanno benissimo: è per questo che lo stanno facendo.

Se non cancello le foto, loro faranno sparire la macchinetta fotografica e il risultato sarà finale sarà uguale, peggiore.

Non so che fare.

Penso che è tacendo di fronte alle cose da nulla, che si impara a tacere davanti alle grandi ingiustizie. Storicamente è proprio questo uno dei meccanismi che può condurre alla perdita di libertà acquisite. Se in Italia c'è una legge che tutela la libertà di stampa è perché c'è stata gente prima di me che ha creduto fino in fondo a questa libertà e non ha ceduto di fronte alle difficoltà.

So che non dovrei desistere, ma dentro di me so che si tratta solo della foto di una macchina della polizia che tampona uno zozzone. Non è nemmeno una notizia. Un poliziotto che sembra più ragionevole ed educato degli altri (lo sbirro buono dei film insomma) mi si avvicina e mi chiede con gentilezza di cancellare la foto, con un tono come per suggerirmi che non vale la pena impuntarsi, che è preferibile fare i superiori. Lo faccio, cancello la foto e gli permetto di verificare che l'ho fatto. Con paternale amicizia mi congeda: "Vede, non è molto meglio così?". "No non lo è".

  • shares
  • Mail
23 commenti Aggiorna
Ordina: