Domenica la prima Messa di Papa Francesco da vescovo di Roma

Sembra passato un secolo dalla sera della fumata bianca e invece, calendario alla mano, domani il Pontificato di Papa Francesco compie idealmente il suo primo mese, anche se le ricorrenze, da protocollo, dovrebbero essere calcolate a partire dalla Messa d’inaugurazione. Ma questo Papa che ha già conquistato il mondo intero con i suoi modi semplici e le sue parole che arrivano dritte al cuore anche dei bambini, ci ha insegnato che il protocollo è spesso solo un contenitore vuoto e come tale si deve piegare alle proprie esigenze. E ora Francesco, il pastore che tutti ci invidiano, si accinge a celebrare domenica dalla Basilica di San Paolo fuori le Mura la sua prima Messa in qualità di vescovo di Roma, un ruolo cui pare tenere molto, come sottolineano anche i suoi primi detrattori, che dopo la

In questi ultimi giorni c’è stata, infatti, un’altra cerimonia piena di protocollo: quella di insediamento di Papa Bergoglio come vescovo di Roma sulla Cathedra Romana di San Giovanni in Laterano. Una celebrazione come ormai tutti se l’aspettavano: molto sentita e partecipata dai romani che hanno gremito la loro cattedrale per rendere omaggio con gioia e commozione al loro vescovo, il quale, ha fatto la sua parte, ricordando la sera della propria chiamata al soglio pontificio, il 13 marzo scorso, rinnovando dal pulpito dell’altare lo stesso invito rivolto a Roma e al mondo un mese fa: quello di pregare per la sua missione. “Andiamo avanti tutti insieme, il popolo e il vescovo, con la gioia della Resurrezione di Gesù, che è sempre al nostro fianco”. Tutto questo, infatti, avveniva, nella II domenica del tempo di Pasqua, che la Chiesa dedica a una riflessione particolare sulla misericordia divina, che il Santo Padre ha definito in maniera sublime “lo stile di Dio”, la pazienza di un padre che come quello della parabola del figliol prodigo, non si stanca mai di aspettare un figlio lontano, sulla strada del peccato, ed è sempre pronto a far festa quando lo vede ricomparire all’orizzonte.

La misericordia paziente del Padre la percepiamo anche negli occhi di Gesù che guarda con tenerezza Pietro - che lo ha già rinnegato tre volte – e gli dice: “Non avere paura, confida in me”. Siamo noi uomini, piuttosto, ha ricordato proprio Papa Francesco, a volere tutto e subito, da noi stessi e dagli altri: è questo il modo in cui conduciamo la nostra vita nel mondo di oggi, ma spesso il tempo di Dio non è il tempo dell’uomo, il quale, preso dalle sue frenesie, non capisce qual è il vero Bene. “Anche se siamo peccatori – ha aggiunto il Papa – siamo ciò che a Dio sta più a cuore, quanto di più importante Egli abbia”, perciò il Signore non taglia i ponti con l’uomo, al contrario lo aspetta sempre e soprattutto lo sa perdonare.

Uscito dalla Basilica , dopo la celebrazione come farebbe un sacerdote dalla propria parrocchia, e dopo il saluto alla cittadinanza dalla Loggia di San Giovanni, a Papa Francesco è toccato il primo impegno ufficiale da vescovo di Roma: la benedizione della targa dedicata al Beato Karol Wojtyla, scoperta dal sindaco Alemanno (evidentemente nel pieno della sua campagna elettorale) che cambierà per sempre il nome del piazzale antistante il Vicariato in Largo Beato Giovanni Paolo II, un riconoscimento meritato a un Pontefice che tra il 1978 e il 2005 ha fatto tanto per Roma e per il mondo e che presto, secondo alcuni, potremo venerare ufficialmente tra i Santi del Paradiso.

Foto | Flickr

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