Minacciata l'on. Bernardini: aveva denunciato le percosse in carcere agli stupratori di Guidonia

La deputata Rita Bernardini è nel mirino per essersi recata nel carcere dove sono reclusi gli autori dello stupro di Guidonia: "Non sono andata a offrire la mia solidarietà, sia chiaro - dice Bernardini -. Io e D'Elia [altro storico rappresentante radicale, ndr] ci siamo mossi dopo le segnalazioni sui pestaggi in carcere. Non mi risulta che ci sia una legge che lo permette". Membro della commissione Giustizia della Camera, l'onorevole dice che tutto le ricorda "quando a Radio radicale, era metà degli anni Ottanta, lasciammo libertà assoluta. Uscì fuori la divisione Nord-Sud. E tanto sesso. Un vero spaccato dell'Italia". Questo spaccato del Paese è fatto di mail minatorie e gruppi di Facebook che sperano in disgrazie simili anche per la parlamentare. "La pena di morte per i criminali come questi è un atto dovuto, per la parlamentare è obbligo - dice uno dei tanti utenti del celebre social network -. Non dobbiamo avere paura a tirare la catena dello sciacquone, è una questione d'igiene". Abituata a prese di posizione scomode, Rita Bernardini ribadisce il suo pensiero: "Un'istituzione non può imbarbarirsi comportandosi come i peggiori malviventi, cioè reagendo con una violenza illegale. Ma noi radicali siamo allenati a certe reazioni. Quando ci battevamo per l'aborto non ci arrivavano certo mazzi di fiori".

Foto | Ansa

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