La Sapienza, Alemanno e il pasticcio degli inviti

Interviene anche Gianni Alemanno nel dibattito che sta agitando (ancora) il primo ateneo della Capitale. Secondo il sindaco l'università "è tenuta in ostaggio da 300 piccoli criminali dei quali dobbiamo liberarci. Lì si invitano i terroristi rossi e al Papa è impedito di parlare". La dichiarazione è stata rilasciata il giorno dopo l'annuncio del rettore Luigi Frati della consegna nelle mani di Benedetto XVI di un nuovo invito e della critica dello stesso alla presenza, poi annullata, dell'ex brigatista Valerio Morucci.

Secondo il docente di fisica nucleare Carlo Bernardini, c'è una distinzione che sfugge sia ad Alemanno che a Frati: "Rettore e sindaco fanno un gran pasticcio mettendo sullo stesso piano l'invito, senza alcun carattere istituzionale, fatto da un docente a un ex br pentito, con il nostro "no" alla prolusione che avrebbe dovuto tenere il Papa". L'indicazione delle linee guida di didattica e ricerca, ribadisce un altro fisico, Carlo Cosmelli, "non può essere delegato al rappresentante di una religione, neanche al più autorevole". La presenza del pontefice in un incontro che non sia prolusione dunque sarà ben accolta.

"Ho già spiegato", ripete il docente Giorgio Mariani, promotore dell'invito a Morucci, "che l'iniziativa mi era stata suggerita da funzionari di polizia e che aveva il solo scopo di mettere in guardia i giovani con la testimonianza di chi, dopo scelte tragicamente sbagliate, si è pentito". Il direttore del dipartimento di Fisica, Giancarlo Ruocco, accoglie di buon grado una possibile visita di Bendetto XVI e Brunello Tirozzi, suo collega, si dice anch'egli favorevole e chiede che "sia riconosciuta la possibilità di un contraddittorio con tutti gli ospiti dell'ateneo. Al Papa", dice, "vorrei poter chiedere: perché il Vaticano incassa 120 milioni per le scuole religiose mentre quelle pubbliche sono disastrate?".

Fonte | Repubblica

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