Elezioni a Roma, l'invasione dei manifesti e il senso dell'effimero

Kant provava la sensazione del Sublime di fronte ai grandiosi spettacoli della forza della natura, mentre io, ho pensato, ho ben chiaro cosa mi fa provare la sensazione dell'Effimero: la mia città nei giorni immediatamente successivi le elezioni politiche (e regionali, quest'anno).

L'Effimero mi assale semplicemente guardando dal finestrino, in una veloce carrellata di immagini, la sequenza di manifesti elettorali con i faccioni sorridenti dei candidati, che penzolano dai loro quadrati di carta consunti dalla pioggia, strappati dalla rabbia degli avversari politici sconfitti, sfregiati da scritte o diventati caricature, con baffi e occhialoni tracciati ad arte. Che contrasto, quei sorrisi impostati, quegli sguardi volutamente assorti in un punto più alto dell'orizzonte, con ciò che ne rimane. Appunto: cosa rimane a noi nel post elezioni, di tutto l'entusiasmo di cui si sono infiammati in tv i protagonisti politici fino a poche decine di ore fa? Una città sporca, innanzitutto.

Invasa da decine di migliaia di cartaccia, come notava, in un articolo che ho letto sul Wall street journal, un giornalista che ha cercato di spiegare ai suoi lettori, dal di dentro, in cosa consista il ruolo dell'attacchino.

Ma sono stati i numeri a colpirmi: si stima che la nostra città in queste ultime settimane sia stata invasa, riporta la testata, da almeno 10 milioni di affissioni politiche. Ma vi rendete conto? Colpa forse, riflette il redattore, del fatto che il nostro Paese sia il meno “connesso” al Web del resto d'Europa?

Sta di fatto che l'attacchino “di professione”, non quello che lo fa per appartenenza e passione politica, viene pagato bene, come riporta il WSJ, e a volte intere famiglie si danno all'opera, sotto elezioni, arrivando a prendere anche 4mila euro per un mese di full immersion nell'attività.

Di sicuro loro sono in prima fila, in effetti, fra quelli che sperano in una nuova tornata elettorale, non c'è da stupirsi. A noi rimane il senso dell'Effimero, dal confronto fra i faccioni sorridenti che ormai pendono tristi dai loro cartoni, e la realtà ben più concreta dei problemi economici e non, a cui la politica tristemente tarda ancora a rispondere.

Via | WSJ
Foto | Flickr

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