La questione sicurezza a Roma. A che punto siamo? E a Natale arriva il Vigile Armato; la calibro 9 ci costa 5 milioni


Il proliferare di aggressioni e manifestazioni a sfondo razzista che stanno riempiendo le cronache di Roma riportano la questione sicurezza in primo piano. Un breve excursus. La questione sicurezza è stato l'Argomento tramite cui Alemanno ha conquistato l'Ufficio con affaccio sui fori imperiali. La richiesta d'ergastolo per il rumeno Mailat formulata dal Pubblico Ministero nell'ambito del processo per l'omicidio della Reggiani ha riportato in prima pagina il caso che politicamente segnò la fine dell'era Veltroni in Campidoglio. E l'aggressione della studentessa africana alla stazione La Storta nella settimana che precedette il ballottaggio nella corsa a sindaco fece spostare quei voti che portarono alla vittoria dell'attuale primo cittadino nei confronti di Rutelli.

Ai dati empirici sulla reale sicurezza nelle strade si sostituì il mantra sulla sicurezza percepita. Ed i cittadini percepivano una mancanza di controllo del territorio da parte delle istituzioni. Con l'estate arrivò anche la stagione dell'esercito nelle strade, con effetti percepiti e reali rivedibili. In questa ricerca della sicurezza perduta la giunta Alemanno si gioca molta della propria credibilità e il proliferare di episodi a sfondo razzista indicano che le politiche fin qui adottate sono quantomeno deficitarie.

Tra le misure adottate in tema di gestione della sicurezza pubblica resta molto discussa quella di voler armare i Vigili urbani, equiparando le loro funzioni a quelle di agente di polizia. Secondo questo piano entro natale i vigili urbani saranno dotati di pistola calibro 9, sfollagente e spray al peperoncino allo scopo di garantire una presenza diffusa sul territorio di rappresentati dell'ordine pubblico. Non tutti sono d'accordo, neanche tra le parti causa. Ieri mattina è stata ascoltata in audizione presso la commissione Personale del Comune di Roma una delegazione dell'O.S.Po.L, l'organizzazione sindacale delle polizie locali, che ha confermato la volontà dei vigili di aderire al progetto ma rimarcando grossi ma...

La rappresentanza dichiara la volontà del vigile di aderire al progetto "perché desidera impegnarsi sul territorio come Agente di Prossimità ma per fare ciò pretende dal Comune tutte le tutele giuridiche sul porto ed uso delle armi che la normativa prevede per le altre Polizie Civili dello Stato". Perché, dicono all' O.S.Po.L, "armare tutti gli Agenti Municipali con qualifica di Pubblica Sicurezza significa impegnare ingenti somme per l’acquisto di almeno 6000 pistole le quali al prezzo di circa 700 euro l’una costerebbero 4.200.000 Euro a cui si devono aggiungere le spese per l’allestimento delle Armerie nei 20 Comandi Municipali ed in più le spese concernenti le convenzioni con i Poligoni di tiro per l’addestramento dei Vigili della capitale".

Dietro l'uso della denuncia delle ingenti cifre necessarie per armare tutti i vigili - 8000mila unità quando saranno a regime - c'è la richiesta della sigla sindacale: tali cifre non sono giustificabili "se le finalità dell'armamento si dovessero limitare all'ambito della difesa personale, come prevede l'attuale normativa. Il corpo dei vigili pretende l'estensione del principio più generale previsto dall’art. 53 del Codice Penale che rifacendosi al concetto di uso legittimo delle armi consente al poliziotto municipale di difendere anche la gente e non solo se stesso."

Come le vedete 8mila pistole pronte al fuoco, magari armate da personale senza i requisiti attitudinali e la preparazione per impugnare l'arma? Dalla Magnum 44 per l'ispettore Callaghan alla calibro 9 per il Vigile Rossi.

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