Gita fuori porta: a Licenza per la Rencocciata

Alle estremità della provincia di Roma si trova Licenza, piccolo e graziosissimo borgo noto sin dall’epoca di Orazio, che deve il suo nome alla corruzione del termine Digentia, come veniva chiamato il fiume che scorre poco lontano. Qui, l’ultima domenica di febbraio di ogni anno, ci si ritrova per ammirare le bellezze storiche e naturali del luogo (ci troviamo nel parco dei Monti Lucretili) e per fare uno spuntino alla Sagra della polenta rencocciata, ossia fatta indurire, ripassata in forno e accompagnata tipo pane a ogni tipo di pietanza.

Un tuffo nella tradizione contadina, dunque, che qui a Licenza è particolarmente importante: il paesino, infatti, vive di pastorizia, ma anche agricoltura, soprattutto grazie agli ulivi da cui si estrae un olio ricco di gusto e profumo. La giornata, dedita al ricordo del tempo che fu, si completa con balli, canti e giochi che rievocano il passato dei campi e i ritmi lenti della natura.

Ma Licenza è ricca di attrattive anche per chi ama l’arte: in una bella passeggiata archeologica potrete ammirare i resti della villa di Orazio i cui pezzi più pregiati sono esposti nel museo a lui dedicato, e la Fonte Bandusia, mentre per gli amanti di epoche più recenti, c’è il castello Orsini e ci sono gli scorci incantati che il borgo regala a ogni angolo, con le sue case in pietra, i fiori alle finestre perfettamente curate, le panchine dipinte di fresco in cui non è insolito fermarsi a chiacchierare con qualche anziano, memoria storica di questi luoghi incantevoli.

Oggi Licenza, curioso, ha 1001 abitanti e sulla sua popolazione si racconta una divertente leggenda che mi accingo a riportarvi: al tempo in cui si decise di tracciare il confine comunale tra il nucleo di Licenza e la frazione di Civitella di Licenza, gli abitanti si misero d’accordo per alzarsi la mattina dopo al canto del gallo che indicava l’alba e camminare gli uni verso gli altri: là dove si sarebbero incontrati, sarebbe stato il confine.

Gli abitanti di Licenza, in quella giornata, si premunirono nutrendo a sazietà il loro gallo; i civitellesi, invece, preferirono lasciare il loro a digiuno. Il giorno seguente, all’alba, il gallo civitellese cantò, l’altro, satollo, no, e così i civitellesi marciarono fin sotto il castello Orsini senza incontrare traccia di licentini. Dopo una disputa si trovò l’accordo di stabilire il confine all’altezza del cimitero, ospitato in territorio civitellese e proprio Civitella, in omaggio al suo gallo, lo adottò come simbolo del paese e anche della proverbiale, superiore furbizia dei suoi abitanti rispetto a quelli di Licenza.

Foto | Flickr

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