Benedetto XVI lascerà il Pontificato il 28 febbraio, il punto

Ci sono giorni indimenticabili nella vita di un giornalista, di quelli che scuotono dal di dentro la tua umanità ancora prima della tua professionalità, quei giorni in cui ti rendi conto davvero che quello che stai vivendo o su cui stai lavorando presto diventerà materiale per libri di storia (se esisteranno ancora) che qualcuno studierà.

Un buon articolo giornalistico deve iniziare dando, su un fatto, le informazioni fondamentali: si chiamano le cinque W, perché al momento della codifica di queste regole il mondo era già irrimediabilmente anglofono, ma in pratica sono le risposte alle domande principali che la gente si fa quando gli si racconta una storia…

Chi (Who). Benedetto XVI, il 265° vescovo di Roma, il Santo Padre, il Sommo Pontefice, il capo della Chiesa cattolica romana, insomma, quel Papa amato da alcuni, odiato forse da molti di più, ma certamente ascoltato (e capito) da pochi. Tedesco di origine, Joseph Ratzinger il suo nome di battesimo, 86 anni ad aprile, sempre ad aprile avrebbe “compiuto” 8 anni sul soglio pontificio.

Cosa (What). Annuncia a sorpresa le sue dimissioni da successore di Pietro, lasciando a bocca aperta il suo portavoce, il decano del Collegio delle Porpore che era al suo cospetto e, probabilmente, mezzo mondo. Il suo Pontificato, perciò – lasciando da parte ininfluenti precedenti di epoche remotissime – sarà il primo ad avere un termine, da lui stesso precisato: dalle ore 20 del 28 febbraio p.v. la sede di Roma sarà considerata vacante e si potrà convocare un nuovo conclave durante il quale, colui che sarà tornato semplicemente il cardinale Ratzinger, in un primo momento si trasferirà nella tenuta di Castelgandolfo, per poi occupare un appartamento all’interno delle mura della Città del Vaticano, appositamente ricavato in un ex monastero.

Quando e Dove (When and Where). L’annuncio shock, la bomba che grazie a Twitter fa il giro del mondo in pochi secondi, il Papa la sgancia durante un concistoro ordinario per decidere le date di alcune canonizzazioni. Sceglie, quindi, un giorno di festa per la Chiesa, in cui si pregusta la gioia per i nuovi Santi che presto saliranno agli onori degli altari, e sceglie la lingua ufficiale della Chiesa stessa, il latino. D’altronde le vie ufficiali del diritto canonico (can.332 par.2) impongono al Pontefice dimissionario di esplicitare nella sua dichiarazione le condizioni di libertà nelle quali ha maturato tale decisione.

Perché (Why). L’età avanzata e la fatica che ne consegue sono le motivazioni indicate da Papa Benedetto, ma è lecito pensare che ci sia qualcosa di più. Un di più che non ha il sapore del complotto sul quale qualcuno senza dubbio, passato lo shock delle prime ore, si tufferà (mi pare quasi di vederli i tanti Dan Brown del mondo, affilare penne e tastiere), ma potrebbe avere quello dell’amaro calice di una malattia fattasi ormai troppo invalidante per essere una guida efficace dell’umanità, come prevede, appunto, il ministero petrino.

In questa lunga giornata e nelle prossime, altrettanto lunghe, che seguiranno fino alla fantomatica fumata bianca, c’è da scommettere che tutti ricameranno su questi punti, senza capire davvero la portata storica di queste dimissioni e le conseguenze di tale vicenda nella vita di un cattolico, credente e praticante. Giovanni Paolo II, appena otto anni fa, ci aveva commosso permettendoci di vedere, giorno dopo giorno, la sua fine progressiva, consentendo a telecamere sempre impietose di inquadrarne la sofferenza, il disfacimento, i lineamenti del viso deformati e le espressioni sconvolte, quando ormai nessun microfono riusciva più a catturare la flebile voce di quel Papa che in 27 anni aveva gridato tanto. In questo modo ci ha insegnato come si porta la Croce, ci ha mostrato il significato vero della parola missione, con il suo esempio ci ha fatto capire che la malattia ha una dignità e che vecchio non vuol dire inutile, e noi l’abbiamo accompagnato, in migliaia, fino all’ultimo, con la preghiera.

Ora come dovremmo sentirci? Da cattolica credente e praticante non so rispondere, ma è questa l’unica domanda vera che va posta: cosa significherà, d’ora in poi, in un mondo in cui la vita sì si allunga, ma la qualità della vita non sempre le sta al passo, il fatto che perfino un Papa può dimettersi? Che anche essere la voce di Dio sulla terra, il Padre dell’umanità, può essere una funzione a tempo determinato?

Il massimo rispetto all’uomo Ratzinger, probabilmente provato profondamente nel corpo ma anche nello spirito, perché non si prende a cuor leggero una decisione che mai nessun altro aveva preso prima (non così), ma lucido sino in fondo e consapevole dei propri limiti fattasi ormai insuperabili. Ma il Papa non è solo un uomo. Mi viene un’altra domanda: si può affermare, seppur implicitamente, che i limiti umani sono qualcosa di negativo, in una società che già troppo spesso spinge a superare ogni confine, compreso quello della decenza?

E ancora: si può decidere di smettere, per sopraggiunti limiti di età, di essere un figlio, un marito, un fratello o, come in questo caso un Padre? Se la risposta è sì, allora vale tutto, ma è molto pericoloso, e da cattolica mi fa una gran paura, mi fa sentire smarrita come questo grande gregge che tra poco resterà senza pastore.

Foto | Flickr

  • shares
  • Mail