Al via il restauro delle statue parlanti: un tuffo nella storia dei satiri di marmo

babuino

Abbiamo già parlato di queste statue parlanti, che secoli fa denunciavano immoralità e soprusi del potere pontificio e dei nobili. La notizia importante è che queste sei statue, Abate Luigi, Babuino, Facchino, Madama Lucrezia, Marforio e Pasquino, saranno presto restaurate, con interventi che partiranno da ottobre fino alla primavera del 2009.

L'intervento avrà il costo complessivo di circa 70 mila euro e sarà a carico dell'Associazione abitanti del Centro Storico con il contributo di Regione, Provincia e di privati, ma senza esposizione di cartelli pubblicitari.

La statua parlante più famosa è Pasquino, la quale è ancora utilizzata per attaccare fogli con frasi satiriche e di scherno. Ma le altre statue? Chi sono, dove si trovano, qual è la loro origine? Bene, andiamo con ordine e addentriamoci alla scoperta di questo pezzo di storia romana.

Iniziamo dal più noto compagno di Pasquino: il Babuino. Il Babuino si trova nella via omonima ed è un sileno posto come decorazione della fontana a lato della chiesa di Sant'Anastasio dei Greci. Il nome deriva dalla sua bruttezza: è così deforme e sgraziato da assomigliare ad un babbuino o, come si dice in romanesco, babuino. Il Babuino entrò da subito in competizione con Pasquino, tanto che le frasi satiriche a lui appese furono chiamate "babuinate".

Marforio, invece, è una statua di marmo raffigurante Oceano. Si trova a decorazione di una fontana del Palazzo Nuovo in Campidoglio, ma la sua originaria provenienza è il Foro. Infatti il nome Marforio deriva proprio dal luogo in cui si trovava in passato: davanti al tempio di Marte Ultore nel Foro d'Augusto, o dal fatto che in quella zona risiedesse una famiglia di nome Marfoli. Marforio era un fratello per Pasquino: era il suo iterlocutore nelle pasquinate in forma di dialogo.

Madama Lucrezia è l'unica donna del gruppo. Si trova a lato della basilica di San Marco a Piazza Venezia. Prende il nome dall'antica proprietaria, Lucrezia d'Alagno, residente, alla metà del '400, in un edificio attiguo alla basilica. Fu una donna così religiosa che il papa Paolo II le donò questo busto, rappresentante la dea egizia Iside oppure una sacerdotessa isiaca. Alla morte della proprietaria divenne una statua pubblica e parlante. Madama Lucrezia fu anche oggetto di mascherate, come il "Ballo dei Guitti" che si celebrava il primo maggio. In questa occasione la statua veniva adornata e truccata come una vera dama.

La statua dell'Abate Luigi fu ritrovata alla fine del '500 nelle fondamenta del palazzo Vidoni e oggi si trova ancora lì al lato della chiesa di Sant'Andrea della Valle. Rappresenta probabilmente un console o un senatore, ma non è chiara l'origine del suo nome. La statua nel corso dei secoli fu più volte danneggiata: i vandali si sono divertiti soprattutto a decapitarlo, tanto che il Comune ha dovuto ogni volta sostituirne la testa con quelle che sono conservate nei magazzini.

L'ultimo amico di Pasquino è la statua del Facchino. Si trova all'angolo tra via Lata e via del Corso e fu realizzata alla fine del '500 da Jacopo Del Conte, anche se una relazione di Luigi Vanvitelli del 1751 attribuisce l'opera a Michelangelo Buonarroti. Raffigura probabilmente un certo Abondio Rizzo, famoso per le sue ubriacature e che era appunto, un facchino. Il busto rappresenta comunque un "acquarolo", impropriamente soprannominato "facchino", ovvero quegli uomini che di notte riempivano le botti con l'acqua del Tevere o dell'abbondante acqua della Fontana di Trevi e di giorno la vendevano per strada o direttamente nella case.


statue parlanti




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