Inchiesta Bus e tangenti alla segreteria Alemanno, aspettando la replica del sindaco

Quando si tratta di bus a Roma, la faccenda è sempre spiacevole e controversa, ma i 40 acquistati nel 2009 da Roma Metropolitane con una commessa da 20 milioni alla Breda MenariniBus (gruppo Finmeccanica), mai entrati in circolazione e destinati al corridoio della mobilità Laurentina, puntano a rimestare nel torbido della corruzione capitolina, con una Maxitangente di 600 mila euro raggranellata con il sistema della sovrafatturazioni, che punta dritta alla segreteria del sindaco Alemanno.

Ipotesi e accuse emerse con l'inchiesta della Procura, che indaga tra gli altri sul'ex amministratore delegato 'spregiudicato' di Eur Spa, Riccardo Mancini, amico (a suo dire) e finanziatore delle campagne elettorali di Gianni Alemanno, nonché propiziatore del subappalto per la fornitura dei filobusdel corridoio della mobilità, dopo l'accusa mossa dall'ex amministratore delegato di Breda Menarini bus, Francesco Ceraudo, arrestato per corruzione. Ma anche il faccendiere Edoardo D'Inca Levis, ex numero uno di MenariniBus, che avrebbe messo in piedi un sistema di società off-shore, un giro di false fatturazioni per muovere e nascondere il denaro prima di farlo rientrare in Italia come mazzette e vuotato il sacco. Ma restiamo sui fatti, aspettando la replica di Alemanno che segue le prime smentite, in programma questo pomeriggio alla Sala delle Bandiere.

L'imprenditore originario di Verona e residente a Praga da 40 anni, Edoardo D'Incà Levis, arrestato il mese scorso e tornato in libertà, ha confessato agli inquirenti di aver procurato il danaro alla Breda MenariniBus, per pagare la tangente e agevolare l'appalto della fornitura di bus, svelando al gip Stefano Aprile l'esistenza di una "lobby Rome" e del coinvolgimento dell'ex amministratore delegato della Breda MenariniBus, Roberto Ceraudo, arrestato per questo dal pm Paolo Ielo, dopo il ritrovamento di un'agenda in cui lo stesso annotava i movimenti illeciti di denaro.

"Ceraudo mi disse che la politica voleva ancora soldi; non precisò, né io chiesi, se la segreteria di Alemanno fosse destinataria di tutto o di parte delle risorse". Categorico il sindaco che risponde subito alle accuse."

L'arresto di Ceraudo, ha sollecitato le dimissioni di Mancini, che si ipotizza destinatario della presunta tangente da 500mila euro per favorire il suddetto appalto pagata da Ceraudo. A due giorni di distanza dall'interrogatorio di garanzia, avvenuto a Napoli, durante il quale il manager si era avvalso della facoltà di non rispondere, l'atto istruttorio condotto al Regina Coeli è stato più fruttuoso ma sull'esito c'è grande riserbo.

Ieri il manager Ceraudo è stato 'invitato' dal magistrato a rispondere sulla provenienza dei 200mila euro in contanti, in sequenza e in arrivo dalla svizzera, che i finanzieri hanno trovato nella cassetta di sicurezza intestata a suo figlio, che gli inquirenti ipotizzano essere parte della mazzetta da 600mila euro accumulata con false fatture, destinate alla "lobby Roma".

Sull'accusa il sindaco Gianni Alemanno ha già replicato, ma si aspetta il suo intervento programmato questo pomeriggio alle 18:00 nella Sala delle Bandiere in Campidoglio.

"Non ho idea di chi sia il signor D'Inca Levis e né il sottoscritto né la mia segreteria si sono mai occupati di interferire nelle assegnazioni di appalti di qualsiasi genere, compreso ovviamente quello riguardante l'inchiesta in questione."

Tutti gli indagati, come sempre, soprattutto quelli colpevoli, continuano a riporre una grande "fiducia nell'operato della magistratura", anche noi, sperando che questo sia solo la punta di un iceberg da sciogliere.

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