Ristorante Primo al Pigneto: qualche perplessità


Tempo fa anche Gustoblog aveva segnalato questo ristorante, improvvisamente spuntato fuori in un quartiere romano come quello del Pigneto, trasformatosi come spesso succede da periferia a vivacissimo ritrovo culturale di universitari, compagine intellettuale ed artistica romana. Qualcuno definisce questo quartiere il nuovo San Lorenzo, ma c'è da riconoscergli una vena più sofisticata ed ancora del tutto in evoluzione.

Ero molto incuriosita da Primo, perchè mi piace sperimentare posti nuovi e perchè i commenti che ho sentito e letto in giro sono stati sempre contrastanti su questo locale. C'è chi lo decantava come piacevolissimo e chi era rimasto deluso sotto molti punti di vista. Da parte sua un'istituzione del genere come Gambero Rosso lo colloca tra i locali da non perdere della guida Low Cost 2007 (nella nuova edizione il ristorante non è presente)... Insomma la curiosità c'era.


Partiamo dall'ambientazione, volutamente vintage nella scelta di servizi di piatti e bicchieri diversi, di sedie recuperate e tavolini da bistrot. Devo dire che all'occhio è molto piacevole, circondato dai toni soft del grigio e del bianco e da un illuminazione essenziale. Setting informale grazie all'arredo e ai pezzi unici in cui si vede un ampio lavoro di recupero (bellissimo lo specchio da saloon che sovrasta la sala), piacevole nel quadro l'utilizzo di sedie e tavolini in metallo, ma ahimè terribilmente scomodi e su molti nemmeno viene utilizzata una tovaglia. Inoltre noi siamo stati particolarmente sfortunati, perchè pur avendo prenotato, la collocazione del tavolo era assolutamente poco adatta ad una coppia: in mezzo alla sala e ad un passaggio, già di per sè difficoltoso, e così vicini al tavolo posteriore da dare gomitate agli avventori adiacenti. Le altre postazioni sembravano decisamente più accoglienti. Vi segnalo inoltre la presenza di romantici tavolini esterni illuminati da piccole candele.

La frequentazione è di quelle che io non amo, ma queste sono opinioni del tutto personali. Intellettualoide, radical chic, talmente arrogante che per non essere modaiola è anche peggio. Nella serata in questione abbiamo avuto la (s)fortuna di essere accanto ad un tavolo di attori, per lo più sconosciuti, che si lamentavano dei loro agenti e parlavano di mostre d'arte e strumenti musicali, come se avessero studiato la lezione appena prima di andare a cena. Comunque la media dei frequentatori, per tornare in tema, è molto giovane.

Nulla da dire sulla cucina di Marco Gallotta, accostamenti di sapori non azzardati, ma nemmeno banali con risultati più che soddisfacenti. Peccato per il menu piuttosto ristretto (circa 6 opzioni per ogni portata) che tra l'altro cambia molto spesso a seconda degli umori dello chef e della stagionalità degli ingredienti. Siamo stati accolti da una sorpresa dello chef (ottima crocchetta di patate e baccalà, con un fritto molto asciutto). A seguito ci siamo sbizzarriti con gli antipasti assaggiando una selezione di formaggi molto particolari e di salumi altrettanto variegati. Discreta, ma non entusiasmante, anche la ricottina tiepida con melanzane e zucchine fritte a julienne.

Buoni, ma non particolarmente incisivi gli gnocchetti con pomodori e calamari, idem per le mezzemaniche con guanciale e cavolfiore. Abbiamo saltato i secondi (molto pesce e qualche proposta di carne) per dirigerci direttamente al dolce. Molto buona la tarte tatin al cioccolato con spuma di albicocche e buona anche la sbriciolata con fragole e crema chantilly anche se priva di spunti creativi.

Il servizio è molto cordiale e preparato se interrogato sui piatti e sulle preparazione degli stessi. Non lesina sorrisi e cortesia, cosa non sempre scontata e sicuramente gradita. Risulta però decisamente distratto e lento. Dieci minuti di attesa per avere i menu appena seduti. Altrettanta attesa ed una rinnovata richiesta per consultare la carta in vista del dolce. Incertezza nella consegna dei piatti che ondeggiavano a lungo sopra le nostre teste. Sicuramente migliorabile.

Punti a favore, la cucina sicuramente di buon livello con una sincera cura nella presentazione dei piatti. Punti da migliorare il servizio e la comodità dei tavoli. Punti a sfavore, il parcheggio praticamente impossibile e i prezzi, a mio parere molto poco Low Cost. Per la cena di cui sopra, senza vino, abbiamo speso 73 Euro, non prendendo nemmeno le portate più care. In fondo ricordiamoci di essere al Pigneto e che se l'ambientazione vuole essere informale ed accessibile lo debbono anche essere i prezzi, seppure la cucina rimanga molto gradevole. Insomma l'idea è di un posto che vuole essere poco snob, ma alla fine lo è. Di un luogo che rifiuta di essere pretenzioso ed invece si rivela tale in molti aspetti. In pratica si esce un po' perplessi non tanto per l'esperienza culinaria sicuramente consigliabile, quanto per le declamazioni all'ingresso di luogo accessibile inevitabilmente tradite al momento del conto.

Essere più onesti con gli avventori lascerebbe forse qualche perplessità in meno e darebbe loro qualche consapevolezza in più al momento del caffè. Pensateci!

Primo
Indirizzo: Via del Pigneto, 46
Telefono: 067013827
Web: www.primoalpigneto.it
Email: primo@primoalpigneto.it

P.S.= La zona intorno al ristornate è da segnalare come luogo di esplorazione per i localini tapas/enoteca che fioccano nell'area pedonale e che sembrano davvero molto promettenti. Una sorta di fraschetta versione chic. Sperimentate.

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