Roma arDente: Said a San Lorenzo

La fabbrica è aperta dal 1923, eppure noi siamo riusciti ad andarci solo un mesetto fa, in una serata prefestiva di quelle un po’ sonnolente in cui Roma è vuota per metà e l’altra metà è impegnata ai fornelli come si addice a una buona vigilia, oppure, è intenta in un sacrosanto digiuno preparatorio all’abbuffata della festa.

Noi, però, siamo anticonformisti e ce ne andiamo in questo ristorante ricavato direttamente sul retro della storica fabbrica Said a San Lorenzo, che comunica un’atmosfera postindustriale con tavolini che sembrano da esterno, moltissime lucine natalizie e un’apparecchiatura minimal con tovagliette all’americana di carta. Il gusto negli arredi è in generale un po’ retrò: anche la mobilia è al limite tra il modernariato e il robivecchi, sembra proprio che tutto (o quasi) si sia fermato al 1923.

Se siete arrivati indenni a sedervi al ristorante, senza aver ceduto alle tentazioni della gola (per arrivare alla sala dovete passare attraverso il negozio che trionfa di praline, tavolette, tartufini e quant’altro, in pratica il paradiso dei golosi, godrete di un servizio un po’ rimbambito e lentissimo: non solo, infatti, mangiano prima i nostri vicini di tavolo arrivati notevolmente dopo di noi, ma anche un pentolino d’acqua chiesto da una mia amica per scaldare il biberon del suo secondo figlio appena nato, arriva con moltissimo ritardo.

E poi inizia la cena: siamo sotto le Feste, quindi la fame langue, ma c’è comunque chi si avventa su un antipasto, il carciofo ripieno di pecorino, che risulta nulla di che, con sapori poco legati tra loro. Come piatto forte qualcuno prova il cacio e pepe, ma per lo più stiamo sui secondi: la tagliata con tortino di verdure oppure il filetto di manzo in crosta di patate.

Tutti si lamentano per la cottura: chi la voleva al sangue, chi media, chi ben cotta, la carne arriva tutta ugualmente ‘muggente’! Per quanto riguarda il mio filetto, poi, le patate erano un tortino a parte (tra l’altro anche venuto male) altro che ‘crosta di patate’ che, almeno a casa mia, ha un significato ben preciso.

Per pulirci la bocca ordiniamo una porzione di puntarelle, che data la lentezza della cena, nel frattempo finiscono in cucina (tra l’altro sono pure condite senza acciughe, ma lo sanno che siamo a Roma?!), così per consolarci ci offrono un piatto di patate al forno buone e uno di scarola con pinoli e uvetta, niente male.

Ci aspettavamo qualche piatto che prevedesse come ingrediente a sorpresa il cioccolato, ma l’unico che contempla il menu è la guancia di maiale alla B Said: una cosa buona, finalmente! A proposito di B Said, che è il nome che identifica il ristorante per distinguerlo dalla fabbrica: come sta scritto sul menu, non ha un vero significato, oppure non è svelato e si preferisce che i clienti immaginino il loro… per me è parafrasi di B side, cioè ristorante di serie B!

Arriviamo al dessert sperando di risollevare una serata un po’ così, ci rechiamo al bancone dove i dolci al cioccolato oppure la cioccolata calda si ordinano direttamente (anche per chi, ad esempio, viene solo per il dopocena) e dopo un’attesa anche qui poco gradevole, scopriamo che è finito quasi tutto: della tagliata di frutta con fonduta al cioccolato che sognavamo, neanche l’ombra, allora prendiamo un misto di altri dolcetti, sono buoni, ma spicca solo la mousse al caffè e cioccolato.

Il conto, comprensivo di diverse bottiglie di vino, si aggira sulla quarantina a testa (eravamo in 8); in chiusura il mio consiglio è questo: limitatevi ad acquistare da Said solo il cioccolato!

Ristorante Said
Via Tiburtina, 135
00185 – Roma
Tel 06 4469204
said@said.it
www.said.it

Foto | Flickr

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