Crisi economica a Roma. Diventeremo l'inferno delle catene commerciali?

“E'solo oggi, dopo cinque anni a Roma, che sento che la crisi economica...sta cambiando la città come io mai avrei potuto immaginare”. Inizia così il reportage del corrispondente straniero del The Globe and Mail che nota come la città abbia cambiato volto, strada per strada, in quest'ultimo periodo, causa crisi economica.

Partendo dal suo quartiere di residenza, Testaccio, e il confinante Piramide, per abbracciare poi tutta la zona Ostiense.
Facciamo un passo indietro, come spiega, ovvero partiamo dal fatto che Testaccio era un sobborgo dove viveva la classe operaia, che ha cambiato rapidamente volto a partire dagli anni sessanta.

Oggi “ha tutto ciò che ti serve per la tua vita quotidiana”, scrive, da chi ti ripara la macchina a chi ti rattoppa una borsa, e puoi trovarci tutto, dalle cartucce per la stampante al salmone Norvegese.
Ma qualcosa sta cambiando. A partire dalle piccole botteghe e piccoli esercizi commerciali, che hanno tenuto aperte le saracinesche forse pensando che la crisi si sarebbe risolta rapidamente, come era stato per periodi analoghi in passato.

“Ora – scrive – stanno perdendo la speranza e i negozi stanno chiudendo ovunque”. Le prime vittime, scrive, solo i rivenditori di macchine, “che non sono come in Usa”, spiega, ovvero sono piccoli, hanno spazio solo per l'esposizione di uno o due esemplari, e magari stanno fra una pizzeria e un macellaio. Sotto casa sua, spiega, uno che vendeva ricambi per moto, ha chiuso.

Sta per chiudere il suoVespa shop preferito, scrive. Risentendo certamente del fatto che la vendita delle due ruote ha chiuso il 2012 con un decremento del 20%.
Stanno tenendo duro, spiega, anche un rivenditore di materassi e uno shop di articoli nautici a cui si era particolarmente affezionato, è all'asta senza successo da un anno.

Per non parlare della proliferazione dei Compro oro e del fatto che i negozi indipendenti siano pian piano sostituiti da punti vendita di catene e multinazionali. Discount al posto di botteghe di sapori, ad esempio. E le banche poi...le banche proliferano ovunque, in tutto ciò.

Il che arriverebbe a contraddire l'idea che la crisi può portare in alcuni casi una ventata di freschezza nel commercio, facendo nascere e sopravvivere le idee più competitive, cosa che però, scrive, non sta succedendo nel suo quartiere.
Londra e Parigi sono già un inferno di “catene” di negozi di tutti i tipi, anche Roma lo diventerà, si chiede? Per favore, no.

Via | The Globe and Mail

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