Roma capitale dei rifugiati politici. Il Comune spende fino a 11 milioni l'anno per l'accoglienza

Roma si scopre anche capitale dei rifugiati politici: secondo i dati dell'Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr), su 38 mila rifugiati richiedenti asilo politico a livello nazionale, circa 10 mila sarebbero ospitati nel Lazio, di cui 6 mila nella sola capitale.

Sono persone che fuggono da paesi dilaniati dalle guerre, dalla miseria e dalla fame e che cercano rifugio sul nostro territorio per rifarsi una vita. Provengono per la maggior parte dalla zona subsahariana dell'Africa, Nigeria, Costa d'Avorio, Somalia, Eritrea, Etiopia, così come da quelle nazioni che da anni sono teatro di conflitti internazionali o guerre civili: Sudan, Afghanistan e Colombia in primis.

Coloro che sono riconosciuti con la qualifica di “rifugiato politico”, ossia quanti tra coloro che hanno presentato regolare domanda di asilo presso la polizia di frontiera o la questura e sono stati riconosciuti come tali dalla commissione vagliante, dovrebbero essere smistati in uno dei 17 centri di accoglienza romani. Ciascun rifugiato “costa” intorno ai 25 euro al giorno per le strutture di accoglienza, ma la mancanza di una legge organica sull’asilo scarica sul comune di Roma la maggior parte delle spese per i profughi nella città: si parla di 4,5 milioni di euro l’anno, che arrivano a 11 milioni se si sommano i costi dei circuiti di supporto ai senza fissa dimora.

Nell’ultima ondata di sbarchi a Lampedusa si contano 730 profughi eritrei e somali, che verranno smistati nel prossimo mese tra Roma e provincia. Tutti hanno fatto richiesta d’asilo: va da sè che presto le poche strutture ospitanti andranno in grave affanno, rischiando il sovraffollamento.

Via Sole 24 Ore
Foto Flickr

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