E il Comune istituisce una commissione d'inchiesta per contrastare l'emergenza piromani

Dopo il rogo di sabato scorso, che ha mandato letteralmente in fumo trenta ettari della Pineta di Castel Fusano, il Comune e la magistratura, ciascuno con i propri strumenti, hanno deciso di attuare un giro di vite e vedere più chiaramente cosa si cela dietro i ripetuti attacchi alla riserva che lambisce il litorale romano.

Sembra chiaro che ad armare la mano degli incendiari non ci sia solo la volontà di qualche mitomane in cerca di visibilità, a tutto danno di uno dei polmoni verdi della capitale; le ipotesi sono molteplici, il che da una parte induce a pensare che le istituzioni abbiano per troppo tempo ignorato il problema ed ora si ritrovino a procedere a tentoni tra i fumi di ciò che resta della Pineta.

Intanto il Comune, per bocca del proprio sindato, istituirà ad ore, una commissione d'inchiesta sui continui roghi, che nel solo mese di luglio conta otto tentativi di appiccamento delle fiamme. La magistratura, invece, ha affidato i propri lavori alla coordinazione di Rosario Vitarelli, dirigente del commissariato di Ostia. Le piste più accreditate sono quelle legate alla faida tra bande che sfuttano la prostituzione nella zona, ma non sono tenute in minor conto ipotesi che vedono un coinvolgimento di qualche mafia, fenomeno sempre più radicato nella realtà laziale, nel business della riforestazione. Ma il pensiero che dietro le fiamme della Pineta si proietti l'ombra di affari legati al giro di speculazioni edilizie resta sempre forte.

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