Demolito il Velodromo dell'Eur

Un boato e poi una nuvola di polvere dal quale non apparirà più. Così è finita la storia del Velodromo dell'Eur, progettato dagli architetti Dagoberto Ortensi, Cesare Ligini e Silvano Ricci per ospitare le gare di ciclismo su pista per le Olimpiadi di Roma '60. L'agonia della struttura, in disuso da anni e fatiscente, si è prolungata di qualche ora: l'esplosione controllata era programmata per ieri alle 14, ma un esposto urgente dei residenti ne ha rimandato la demolizione. La sospensione è stata ottenuta dai comitati di quartiere, preoccupati per l'intensa costruzione di opere che presto saranno messe in cantiere al posto del Velodromo.

L'area dal 2000 è passata dal Coni ad Eur Spa, che ha concordato nel 2003 con il Comune di Roma la riconversione del terreno in "Città dell'acqua e del benessere", un centro fitness acquatico, con tanto di piscine, alberghi, un edificio di 21 mila metri quadri a via dell'Oceano Pacifico e 38 mila metri quadri di parcheggio con un'affluenza prevista di 10 mila persone.

La sospensione ordinata dal magistrato ha posto la situazione per ore in bilico tra il bizzarro e il rischioso. Nella struttura erano state piazzate 1800 mine al plastico e 180 detonatori pronti a rendere polvere e calcinacci l'ex impianto olimpionico: di fatto una bomba a cielo aperto.

A rompere gli indugi è stato il Prefetto Mosca, che valutata la situzione di pericolosità ha ordinato che le cariche fossero fatte brillare. Tre squilli di tromba, un boato e la fine della storia del Velodromo.

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