Il caso Ater - La spiegazione della crisi degli ascensori e le soluzioni in vista

Ascensori chiusi, acqua assicurata ma senza più un contratto regolare. Disabili ed anziani costretti a restare "auto-sequestrati" nelle loro case. Rivolte sfiorate ai danni dei tecnici giunti a bloccare gli ascensori dei palazzi dove sono ancora in funzione. Si sta creando una brutta situazione a Roma, dove gli ascensori delle case popolari di proprietà dell'Ater sono stati bloccati a causa del pignoramento dei conti correnti della stessa azienda regionale per l'edilizia pubblica da parte del comune di Roma

Ma cosa diavolo sta succedendo nelle case popolari romane? Per rispondere a questa domanda è necessario fare un passo indietro. Tutto nasce a causa dei debiti per 568 mln che il comune di Roma vanta nei confronti dell'Ater per la mancata riscossione dell'Ici non pagata dalla stessa Ater negli anni che vanno dal 1993 al 2002 (parte del debito del Comune ereditato da Rutelli, Veltroni e Alemanno). Dopo un lungo contenzioso voluto dal comune, pochi mesi fa, l'ex commissario Morcone fa partire il pignoramento dei beni che prevede, tra l'altro, lo stop al rinnovo dei contratti di gestione per mancanza di disponibilità di risorse. La conseguenza è che alcuni di questi non vengono più rinnovati. Tra questi, il 30 giugno, scadono quelli per la manutenzione degli ascensori che, il giorno dopo, vengono bloccati.

Ed eccoci ad oggi. La situazione è che, attualmente, centinaia di persone sono bloccate in casa, e molti sono anziani o disabili. La soluzione del problema sembra comunque essere in arrivo. Da un lato il comune sta per far ripartire gli ascensori. Dall'altro pare che si vada verso un accordo tra comune stesso, Ater e regione Lazio. Quest'ultimi due enti dovrebbero garantire a breve al comune oltre 400 mln con il trasferimento di beni immobili ed altri 149 per la vendita di alloggi. L'accordo c'è, così come la volontà della Regione Lazio e dell'Ater. Manca solo la firma finale.

Foto: Flickr

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