Fabrizio Santori, l'intervista di 06blog

Santori Primarie Roma

I nostri lettori continuano a dare suggerimenti preziosi per il prossimo sindaco di Roma, e mentre bisognerà aspettare ancora per quelle del centrosinistra, dovremmo essere molto vicini alle primarie del centrodestra che vedranno Fabrizio Santori, sfidare il sindaco Alemanno.

Abbiamo deciso di conoscere da vicino, con una intervista esclusiva, proprio Santori, giovane consigliere comunale, che già abbiamo definito "super attivo" e che si è subito dimostrato molto disponibile.

Cominciamo dal principio. Domanda marzulliana quindi: Chi è Fabrizio Santori?

Semplicemente un romano, come tanti altri, che vive quotidianamente questa città da cittadino. E che ha deciso di mettersi in gioco per migliorarla. Conosco i problemi perché la vivo come tante altre persone della mia età. Non ho l’auto blu. Soffro come tutti gli altri il traffico con la mia Smart. Tutti i santi giorni. E tutti i santi giorni vedo cose che non mi piacciono. Vedo campi nomadi che hanno ridotto questa città come un paese del terzo mondo. Vedo sprechi di risorse che poi si riflettono, inevitabilmente, su tutti noi cittadini. Vedo e soffro io stesso difficoltà burocratiche inconcepibili, e solo per aver accesso a quelli che sono i miei diritti di cittadino. Ho lottato in questi anni per ridurre inefficienze e sperperi ottenendo dei buoni risultati, come ad esempio annullando l’appalto dell’elicottero della polizia locale che costava oltre 4 milioni di euro. Ma molto c’è da fare e non ho avuto i poteri necessari per intervenire su molte situazioni ereditate dalla sinistra e rimaste intoccabili anche per Alemanno.

Abbiamo notato un progressivo allontanamento da certe posizioni della Giunta di Alemanno. Come sono andate le cose?

Come tante altre persone ho fortemente creduto nella possibilità di innovare il modo di governare questa città dopo il disastro che ha combinato il centrosinistra, invischiato in una palude di sottopotere che ha intossicato la vita dei cittadini. I presupposti per rilanciare questa città c’erano tutti. C’era la capacità e l’esperienza, c’era l’onestà, c’era la voglia di cambiare un certo modo di fare politica, e, soprattutto, il mandato pieno degli elettori. C’era il desiderio di mostrare che noi eravamo diversi. Ma poi, mano a mano che si andava avanti, le cose non sono andate così come Alemanno aveva promesso. Certo, il sindaco ha fatto molto. Ma non abbastanza. Si è perso rispetto a quanto aveva promesso agli elettori che, ora, hanno ragione a sentirsi abbandonati, come mi dicono in molti, da questa giunta e da questo sindaco.

Perché si è astenuto dall'approvazione del bilancio?

Ho considerato l’astensione un atto dovuto, per rispetto dei cittadini e delle famiglie che pagano regolarmente le tasse, colpite e spesso affondate dall’aumento dell’aliquota Imu sulla prima casa, mentre la gestione della questione rifiuti è scellerata e troppi sono invece i fondi stanziati per nomadi e immigrati irregolari. Chi sostiene che il mio gesto è stato un fulmine a ciel sereno dice una grossa bugia. E se ne prende tutte le responsabilità. Mille volte ho detto che le cose non andavano. Ho spiegato a tutti, anche al sindaco, come la pensavo. Non può essere una sorpresa la mia astensione se non per chi vuol continuare a far finta di non capire e a ingannare i cittadini.

Dove si è sentito deluso e dove si sente ancora in linea con la squadra del Sindaco?

Ritengo vi sia un elemento concreto, e parlo di cifre, non di chiacchiere, che più di ogni altro decreta il fallimento di questa amministrazione: Alemanno, che si è fatto eleggere promettendo che avrebbe tolto i campi nomadi, ha speso più del doppio di quanto ha speso Veltroni a favore di queste persone. Vuole le cifre? Eccole, con molta serenità, perché nessuno, neanche il sindaco, può smentirmi: durante la giunta Veltroni, dal 2002 al 2007, sono stati stanziati € 40.191.000 per nessuna progettualità dal punto di vista individuale nei confronti della popolazione rom. Ulteriori € 10.034.100,00 sono stati stanziati per i servizi di scolarizzazione tra il 2005 e l’inizio 2008, per un totale complessivo di € 50.225.100. Durante la giunta Alemanno dal 2008 al 2010 per le sole spese relative ai campi nomadi autorizzati (lavori e gestione nei campi rom e bonifiche, inserimento lavorativo, servizi vari, investimenti generali e scolarizzazione) sono stati stanziati € 31.084.000. Ulteriori € 30.000.000 sono stati impegnati dal prefetto di Roma, commissario straordinario per l’emergenza nomadi, per realizzare parte del Piano Nomadi presentato nel luglio del 2009. Inoltre sono stati stanziati circa € 4.000.000 all’anno per le bonifiche dei campi nomadi abusivi o tollerati (Ama, Dipartimento Politiche Sociali e in parte Ufficio Politiche di Coordinamento per la Sicurezza). Solo per il servizio di sorveglianza dei campi nomadi l’Amministrazione Capitolina paga Risorse per Roma Spa con 3,7 milioni di euro all’anno a partire dal 2011. L’importo complessivo speso dalla giunta Alemanno per la questione rom nel periodo 2008-2012 supera certamente i 100.000.000 €.

Naturalmente non c’è solo questo. Le questioni in piedi sono molte. Attualmente per i residence di assistenza alloggiativa temporanea vengono spesi a fondo perduto (affitto e servizi) 73 milioni di euro annui, per una cifra complessiva di 365 milioni di euro per il quinquennio di amministrazione 2008/2013. E sono spesso il frutto di accordi ai quali il sindaco è dovuto sottostare. Capisco che bisogna trovare un equilibrio, ma, a volte, è necessario essere decisionisti e sgomberare il tavolo da lacci e lacciuoli. Ma il decisionismo è una qualità nella quale Alemanno non si può riconoscere.

Ci sono però alcune questioni sulle quali rimango in linea con il Sindaco, in particolare su alcuni temi relativi alla sicurezza urbana, e molte altre questioni che abbiamo condiviso con il territorio e i municipi.

E' solo legittima ambizione politica in vista della Primarie dove sarà candidato o crede che certe cose non si risolveranno mai con la vecchia guardia?

Gianni Alemanno ha avuto la possibilità di esprimere le sue capacità di manager di questa città. E ha avuto tutto il tempo necessario per dimostrare cosa era capace di fare. Siamo alle battute finali del film, ai titoli di coda. A voi è piaciuto questo film? A me, sinceramente, no. Le promesse e le attese erano altre. Dunque è giusto che Alemanno si faccia da parte. Il ricambio, che è anche generazionale, è la logica conseguenza di queste promesse mancate. Non si tratta di una mia ambizione politica. Semplicemente, molto semplicemente, Alemanno non ha fatto il lavoro che aveva promesso che avrebbe fatto. Ne ha fatto una parte, ma poi si è perduto per strada. Ora tocca a me. E al sindaco che dice: “Santori? Un bravo ragazzo in cerca di visibilità”, rispondo senza problemi. Non ho ansie di apparire. Non ho bisogno di fare il sindaco a tutti i costi, non ho conti da regolare. Voglio, semplicemente, mettermi al servizio dei miei concittadini con l’onestà, la capacità e la coerenza che hanno sempre contraddistinto la mia vita pubblica e privata. So di essere capace più di chi mi ha preceduto.

E' il momento giusto per 'guardarsi negli occhi'?

Io non ho paura, come invece tanti altri, di questo momento di crisi della politica e della classe politica. Perché ho vissuto la mia esperienza come ho vissuto la mia vita fino a questo momento: con coerenza, onestà, spirito di servizio verso i miei concittadini. E quindi non temo di guardarli negli occhi. Io posso guardarli negli occhi uno per uno i miei concittadini, e lo dico con grande orgoglio, perché non ho mai smesso di essere me stesso. E non ho mai tradito i valori e l’educazione che mi sono stati impartiti. Dunque certamente è il momento di guardarsi negli occhi. E di dirsi serenamente, senza infingimenti, le cose come stanno. Ripeto: noi possiamo farlo. Gli altri? Non so, ognuno risponde alla propria coscienza oltre che ai propri concittadini.

A proposito di questo, ci piace molto il suo spirito "anti-casta". La sua battaglia contro le autoblu. Come in queste dichiarazione, tanto semplice quanto chiara:

“Non c’è bisogno di volgere lo sguardo alle amene e progredite lande del Nord Europa per prendere l’esempio e vedere deputati e senatori che vanno a palazzo in bici o con i mezzi pubblici. Lo facciano anche i nostri parlamentari, così si renderanno finalmente conto delle vere difficoltà dei romani. Lo hanno imposto per esempio anche in India, quel paese dall’economia emergente che snobba la nostra diplomazia e gli accordi internazionali tenendo in galera da mesi i nostri marò. Se l’aria è inquinata, ci pensino i romani ad andare a piedi, sembrano voler dire gli onorevoli con la solita e insopportabile boria che li distingue"

“Il Parlamento italiano, tra gli spasmi della crisi da occidente e lo scherno che echeggia beffardo da oriente, non si scompone. Anzi, stanzia oltre 5 milioni di euro per nuovi parcheggi nelle vicinanze di studi e scranni del palazzo del potere. Quei soldi siano invece investiti per i percorsi ciclabili, per rendere Roma più sicura per le due ruote e per potenziare la qualità dei servizi di trasporto pubblico senza dimenticare il car pooling e il car sharing. I parlamentari vadano a piedi o in bicicletta, e si rassegnino, perché è arrivata l’ora di buttare giù pancia: la ricetta è una sola, meno soldi e meno privilegi per la casta”

Certo, confermo la mia battaglia contro la casta, per una politica rinnovata che operi per e con i cittadini, senza vivere come un parassita sulle spalle delle famiglie nutrendosi di corruzione e clientelismo. Chi vuole fare politica è giusto conduca una vita dignitosa e rappresenti degnamente i propri cittadini, ma niente sfarzo e niente sprechi, basta con le mangiatoie per pochi eletti, qualche portaborse e escort selezionate.

Eppure si rischia sempre di essere accusati di "demagogia". Secondo lei perché?

Perché cambiando discorso e confondendo la comunicazione si pensa di nascondere il problema. Ma in certe chiacchiere da imbonitori da mercato travestiti da intellettuali schifiltosi non ci cade più nessuno. E’ chiaro che la maggior parte dei politici non rinuncia facilmente ai privilegi e agli status symbol, ma è altrettanto evidente che non possono dichiararlo in faccia ai cittadini, e quindi si travestono da virtuosi dell’etica e della morale. Status symbol come la macchina blu, che altro non è che la punta di un iceberg. Sotto c’è veramente di tutto e di più. Chiederne conto ai politici è legittimo ma, incredibilmente, fa scattare subito l’accusa di demagogia. Una reazione che definirei infantile. D’altro canto il cittadino deve pensare che la politica c’è sempre stata e ci sarà sempre, e che il clima di antipolitica tout court rischia di favorire solo furbetti e demagoghi. Se però il sistema non cambia rischiamo di consegnare questa Nazione ai poteri forti e personalità che non rappresenteranno realmente la volontà popolare.

Sempre in tema bici, altro argomento che ci sta particolarmente a cuore, sarebbe in grado di ricostruire la storia del bikesharing romano? Qual è la sua ricetta per farlo ripartire subito?

Il bike sharing romano è una questione complicata sul piano organizzativo e burocratico, ha bisogno di procedure più snelle e veloci, e soprattutto è un servizio che così com’è è del tutto insufficiente: non è accettabile che per avere una bici si debba chiamare un call center e registrarsi, complicando un sistema che invece dovrebbe essere il più semplice possibile. Eppure le realtà di altre città europee sono sotto gli occhi di tutti. Come al solito Roma è un fanalino di coda rispetto agli standard internazionali, ma la Capitale non merita questo. La città attende da anni un servizio efficiente e serio, che consentirebbe di ridurre l’inquinamento atmosferico, fluidificare il traffico, diminuire i rumori, tagliare le spese e rendere complessivamente più piacevole e vivibile la città sia per i residenti che per i turisti. Ho presentato un’interrogazione urgente al sindaco Gianni Alemanno sull’argomento, anche per conoscere la specifica tempistica prevista per la riattivazione del servizio, tenuto conto che esso attualmente risulta pressoché infruibile.

La vicenda del bike sharing risale all’epoca del centrosinistra, ma non è mai decollata veramente. Sono attivi solo 27 ciclo-posteggi con sole 50 bici stimate dalla Commissione Sicurezza sulle 150 previste, e il nuovo progetto langue nel dimenticatoio bloccato dalle pastoie giuridico- amministrative. Il bando 5/2011, che prevedeva 80 stazioni, è stato invalidato dal Tar, ma la giunta capitolina stessa non sa a che punto è oggi la procedura (incredibile risposta ufficiale alla mia interrogazione), né se il Campidoglio ha previsto di dotare le stazioni per le biciclette di un sistema di videosorveglianza che consenta un maggiore controllo e il contrasto ai furti e ai danneggiamenti che hanno funestato la precedente esperienza. Il bike sharing deve essere presto riattivato, mettendo Roma al passo con le scelte qualitative ed ecosostenibili ormai entrate a far parte della organizzazione quotidiana delle maggiori città del mondo. Muoversi con la bicicletta in comune, soluzione semplice ed economica che Roma Capitale deve mettere pienamente a disposizione dei cittadini, dei turisti e dei city user, è un sistema ormai divenuto necessario per spostarsi nelle maggiori città del mondo, da Parigi a Londra, Barcellona, Lione, Bruxelles, Siviglia e Milano, tanto per citare le prime 7 in Europa, e non può e non deve essere sottovalutato. A Roma quindi deve ripartire subito, e per ottenere questo risultato la prima cosa da fare è imitare le altre grandi capitali europee. Oggi nella sola Parigi l’esperimento del bike sharing Vélib già non è più un esperimento: 100.000 persone al giorno utilizzano il servizio. E così a Boston, come in altre città del mondo: Montgomery, Vancouver, Philadelphia, per fare riferimento a realtà oltreoceano. Utilizzando i fondi europei disponibili e la collaborazione dei privati si potrà rendere il servizio gratuito per l’amministrazione, efficiente e sicuro con la presenza di telecamere wi-fi ottenendo diversi risultati come evitare il furto delle bici, la sorveglianza e internet gratuito per le piazze che ospitano le postazioni del bike sharing.

Molto interessante anche il 'Comitato Basta Cortei Centro Storico'. Ce ne parli meglio. Alemanno sarà d’accordo su questo...

I cortei sono troppi, a volte pericolosi. La gente è esasperata, oltre 2000 cortei all’anno non sono uno scherzo, soprattutto se troppo spesso i percorsi sono lunghi e riescono a bloccare la vita della città intrappolando per ore i romani nel traffico, soprattutto se mettono addirittura a repentaglio la vita della gente con frange violente che lanciano oggetti e appiccano il fuoco, devastano portoni, auto, negozi e vetrine, minacciando l’incolumità delle persone. Caos, fumo, violenze, negozi quando non devastati perlomeno vuoti di clienti, cittadini bloccati in casa, giorni di lavoro persi. Questa non è un’espressone di libertà.
Eppure l’ordinanza del sindaco Alemanno a tutela dei cittadini romani è stata annullata dai tribunali amministrativi, e nonostante le richieste salite da più parti per una legge nazionale ancora Roma rimane bloccata regolarmente. E’ necessario riuscire a contemperare le esigenze di chi protesta con quelle di chi ha il diritto di vivere la propria vita. Il Comitato “Basta Cortei” è l’espressione delle esigenze dei romani a poter vivere liberamente la propria vita nel rispetto dei propri diritti, senza, naturalmente, dimenticare quelli altrui. Il comitato nasce per dire basta ai soprusi che tengono sotto scacco migliaia di cittadini, privati dei propri diritti: su questo Alemanno non può che essere d’accordo.

Lei è molto attivo nel mondo web e social, quanto crede che questi strumenti possano essere un contributo per un miglioramento reale del rapporto tra cittadini, politica e amministrazione e quali sono i rischi, se ci sono?

Penso che non ci sia nulla di più democratico del web. E, ancor più, del web social. La comunicazione sui social è diretta e non mediata. Ed è ciò, in definitiva, che dovrebbe essere il rapporto fra cittadini, politica e amministrazione. Sarebbe tutto molto più semplice da questo punto di vista. E il Paese, così come la Capitale, ne trarrebbe grande giovamento se questo modo di dialogare, senza mediazione, divenisse normale e non straordinario. Penso al rapporto fra cittadini e amministrazione, per esempio. Tanto è stato fatto. Ma c’è altrettanto da fare. E, a volte, sembra che l’amministrazione faccia fatica a mettersi al passo dei cittadini. Eppure è a loro che deve rendere conto. E’ a loro che deve erogare i servizi. E’ a loro che deve risposte. E’ così difficile? Non credo. Troppo spesso l’amministrazione appare al cittadino come un castello chiuso e irraggiungibile. E’ questa l’immagine che si vuole dare? Io penso di no. Ma, innegabilmente, è spesso questa l’immagine che si offre al cittadino costretto, magari, a file estenuanti, a giri senza senso da una parte all’altra della città per poter avere questo o quel documento. Io immagino Roma come una città amica del cittadino. E’ questo che dovrebbe essere. E che oggi ancora non è. E’ necessario migliorare ulteriormente i rapporti con i cittadini e l’apporto delle tecnologie, del resto già previste dalla legge negli uffici pubblici può e potrà fare molto in questo senso. Nel nostro programma “Progetto Capitale”, il punto di partenza per la costruzione di città “intelligenti” è comprendere che l’intelligenza di una città è il frutto di un processo che vede protagoniste le persone. Città tecnologiche e partecipative che ripensano le proprie infrastrutture in chiave di vivibilità e accessibilità per i cittadini, che incentivano la flessibilità dei trasporti e delle comunicazioni. Tutto ciò rappresenta il concetto di Smart Cities, ovvero l’ investire su progetti rivolti all’ecosostenibilità dello sviluppo urbano, alla diminuzione degli sprechi energetici ed alla drastica riduzione dell’inquinamento, anche grazie ad un miglioramento della pianificazione urbanistica e dei trasporti. Noi possiamo accrescere l’efficacia dell’azione di governo arricchendola tutti i giorni con il contributo di idee e competenze dei cittadini.

Qual è il suo social network preferito? Che rapporto ha con la blogosfera e in generale col mondo delle news online?

Mi piace molto Twitter, per l’immediatezza, la capacità di interazione e la caratteristica di mobilità che è possibile portare sempre con sé. Ho un ottimo rapporto con la blogosfera con la quale interagisco spesso e volentieri. E’ un mondo interessante, acuto e pieno di spunti, per chi li sa cogliere. E’ un vulcano ricco di idee e proposte che un buon politico dovrebbe sempre ascoltare con mente aperta e spirito di condivisione. Spesso questo non accade. Ma è uno sbaglio, un grosso sbaglio. Perché la blogosfera è un mondo vivo e pulsante dal quale attingere a piene mani per capire cosa davvero vogliono i cittadini, quali sono i loro bisogni, le loro necessità, i problemi che riscontrano. E per trovare le soluzioni migliori.

Quanto alle news online, penso che il mondo del giornalismo si sia arricchito di contenuti da questo punto di vista. Semmai il problema è un altro, forse l’overflow di informazione e il fatto che non sempre è controllata e controllabile. Nel senso che talvolta le notizie non sono correttamente verificate prima di essere messe in rete. E questo può creare non pochi problemi. Il web non dimentica. Ed è virale. Due condizioni che possono andare a intaccare pesantemente la reputazione delle persone.

Chiudiamo con la sicurezza, altro tema dove spesso ci siamo incrociati

Ho cercato e cerco di lavorare ogni giorno per la tutela e il miglioramento della sicurezza reale e percepita, e così continuerò a fare. In qualità di presidente della Commissione Sicurezza mi sono occupato di raccogliere segnalazioni da parte dei cittadini e inoltrarle agli organi competenti affinché vengano effettuati in tempi brevi gli interventi necessari. Abbiamo realizzato inoltre iniziative sul territorio in tema di sicurezza e legalità per favorire la collaborazione tra le forze dell'ordine e gli uffici e le istituzioni comunali. Per dar seguito a tale prospettiva abbiamo messo a disposizione le caselle di posta elettronica commissione.sicurezza@comune.roma.it e info@romasicura.eu attraverso cui è possibile metterci al corrente delle problematiche del territorio e dei residenti e richiamare l’attenzione di chi ha il dovere di risolverle.

Nonostante la sicurezza reale abbia riscontrato nel tempo dei significativi miglioramenti, con un calo dei reati dal 2007 ad oggi grazie agli efficienti interventi delle forze dell’ordine, istituzioni ed enti preposti alla difesa dei romani e alla diffusione della legalità, c’è ancora molto da fare, soprattutto nelle periferie. I dati rilevati dal progetto “RomaSicura” sulla sicurezza percepita, ancora in fase di studio, indicano come il cittadino non sempre avverte questo progresso, richiedendo interventi mirati a prevenire atti criminosi, una maggiore presenza dei tutori della legge sul territorio, ma anche più attenzione al decoro urbano e alla tutela dell’ambiente. Il questionario consegnato a bordo di un camper in tutti i municipi della Capitale o compilato via internet sul portale della sicurezza a Roma, ha permesso il monitoraggio del livello di sicurezza soggettiva in tutti i quartieri della città, dal centro alla periferia. Attraverso il sito e i suoi social network, inoltre, l’utente è aggiornato quotidianamente sugli interventi posti in essere dalla Polizia di Stato, dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia Locale.

Che aria si respira a Roma? Quali sono i problemi più difficili da risolvere?

Roma è sempre bella, ma in tempo di elezioni il clima è sempre un po’ più teso, come d’altra parte avviene in tutte le città. Quanto ai problemi più difficili da risolvere, io ne individuo principalmente due: quello delle risorse, troppo spesso regolarmente sprecate in mille rivoli di inutili spese, e quello delle competenze. Problemi che evidentemente sono strettamente connessi l’un l’altro.

Competenze: Roma ha avuto sindaci allegroni d’alto bordo come Veltroni e Rutelli, che l’hanno ridotta come l’ha trovata il centrodestra dopo quasi quindici anni di agonia. Qualcosa in questi anni è già mutato, ma si deve saper fare di più. Per questo è importante la squadra, che sappia dove prendere risorse e come spenderle senza sprechi ed eliminando odiosi privilegi. È il momento che a Roma si faccia avanti con coraggio una classe dirigente nuova perché titolata di oggettivi meriti guadagnati nel campo dell’amministrazione e della legittimazione democratica. Una classe dirigente che si candidi a forgiare un’idea nuova della Capitale e la governi. E’ tempo di farla finita con i personaggi ambigui che spesso hanno popolato le stanze dei bottoni negli ultimi decenni. Individui finiti nel mirino della magistratura, o ai quali i sindaci precedenti, e anche il sindaco di centro destra uscente, hanno dovuto revocare incarichi e mandati per inerzia o incapacità. Credo in una nuova classe dirigente che condivida anche un dato generazionale che non è solo questione anagrafica, nonostante ne sia parte fondamentale, ma che si identifichi nella capacità di adeguarsi e rispettare lo spirito dei tempi. Le persone in cui io credo devono essere donne e uomini estranei al deterioramento della politica intesa erroneamente come professione, estranei alla dinamica di attesa consenziente e di avanzamento per cooptazione che ha caratterizzato la vita politica della Seconda Repubblica. L’attività politica nelle funzioni apicali deve essere percepita come un fatto temporaneo, e nelle funzioni rappresentative come ruolo di mero servizio.
I nuovi politici devono sapersi confrontare con il Paese reale in tutte le sue forme e realtà, avere rapporti radicati con i propri territori di appartenenza e essere in grado di comunicare con nuovi strumenti e nuove modalità Ci vuole gente che abbia già dimostrato delle capacità, che abbia dato prova di saper lavorare in condizioni di difficoltà e di scarsità di risorse, e di saper portare dei risultati nella propria vita, pubblica o privata che sia, e che si impegni sul proprio onore, con lealtà, e lavori sempre nella assoluta trasparenza nella gestione della pubblica amministrazione.

Risorse: E’ possibile attuare un cambiamento vero mantenendo le attuali risorse (esempio bilancio comune di Roma annualità 2010: totale 5.000 milioni di euro tra parte corrente e piano investimenti) e incrementandole reperendo oltre 2.000 milioni di euro all’anno, che per i cinque anni di governo potranno diventare 10.000 milioni di euro utilizzando cinque direttrici: utilizzo virtuoso dei finanziamenti europei, eliminazione di spese improduttive e sprechi, adeguamento delle tariffe sulle pubblicità, riscossione dei crediti sulle sanzioni effettuate dall’amministrazione sui cartelloni pubblicitari, bilanciamento dei trasferimenti erariali per ettaro di superficie e, in merito alle recenti politiche in chiave federalista, pieno sfruttamento dei meccanismi di premialità nell’esercizio della potestà tributaria e nell’attività di gestione finanziaria attribuite ai comuni.

Grazie mille Fabrizio. Allora in bocca al lupo. Anzi alla Lupa.

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