Dal G.R.A. magico alla Città Emozionale


Il seguente articolo e' preso da Catastrophe N°01
In esso si tenta di decodificare , in un' intervista al CAOISTA Alberto Simonetti (L’interesse principale del caoismo fu l’urbanistica in chiave vagamente “satanista”. I caoisti si definirono “cellula romana della Chaos Magick”, e finora nessuno li ha smentiti), alcuni misteri della simbologia pagana nella capitale, partendo da un assunto:
il GRA non serve solo a racchiudere una citta':

"...negli anni '60 i Provos dichiararono Amsterdam città magica, e
io feci lo stesso con Roma:
Un giorno riflettevo sul G.R.A., il Grande
Raccordo Anulare di Roma
, l’anello autostradale
che circonda la città. Ecco, il G.R.A. è stato
costruito negli anni ‘40, che è un’epoca strana,
se si tiene conto che il traffico automobilistico
a Roma era praticamente inesistente. Inoltre fu
costruito a una distanza enorme dal centro;
dal Colosseo al G.R.A. ci sono dieci chilometri,
un’enormità: negli anni ‘40 Roma contava solo un
milione di abitanti e la città non era molto estesa.
Ma soprattutto, la cosa che mi colpì fu che
l’architetto che progettò il G.R.A. si chiamava
Giulio Gra, insomma, la coincidenza era curiosa.
Questo Giulio Gra inoltre ha progettato dei villini
molto bizzarri vicino a Valle Giulia, con uno stile
che secondo me è ispirato a Gino Coppedè,
l’architetto simbolo del caoismo.
Insomma, per farla breve il G.R.A. è un anello che
circonda la città, dai connotati troppo ambigui.

Mi sono chiesto cosa
contenesse questo cerchio, e
ho trovato che per prima cosa
contiene un secondo cerchio,
quello formato dal tracciato
O l i m p i c a - Ta n g e n z i a l e
est
. Allora ho indagato
ulteriormente all’interno di
questo secondo anello, e
ho scoperto le cinque zone
nevralgiche di Roma, i cinque
‘centri magici’.
Ecco quali ho individuato: a ovest ovviamente
San Pietro col Vaticano
, il luogo dei misteri
per eccellenza. A est naturalmente la Porta
Alchemica di piazza Vittorio. A sud, la Piramide
di porta San Paolo
: la piramide è un simbolo
esoterico e pagano tra i
più famosi. A nord est ho
individuato il quartiere
progettato da Gino Coppedè
,
di cui parlavo prima, un
concentrato mostruoso
di simbolismi pagani e
onirismo architettonico,
un posto ‘magico’ come
pochi altri al mondo. A nord
ovest invece Valle Giulia, anche
perché a Valle Giulia c’è il museo
etrusco, e gli etruschi avevano
un complesso sistema magico
al momento di fondare una città,
con tre riti distinti: inauguratio,
limitatio e consacratio
. E poi
Valle Giulia è un’estremità di Villa
Borghese, questo grande parco
neoplatonico. Inoltre nei pressi ci
sono anche i
villini costruiti
da Giulio Gra.
Secondo
me non è un
caso che la
rivolta di Valle
Giulia
, che ha
dato il via al
‘68 italiano,
si sia celebrata proprio in
quel luogo: è evidente che
è il risultato degli effluvi magici che Valle Giulia
sprigiona. (…) Se unisci tra loro questi cinque
punti magici, ottieni un pentacolo. Una stella a
cinque punte, col vertice ribaltato. Insomma, il
simbolo satanista per eccellenza.

Devo dire che
dopo, quelli dell’Alan Parsec
Project
hanno confutato la
mia teoria, sostenendo che i
cinque centri magici fossero
altri, partendo da piazza del
Popolo. Col loro sistema in
effetti il pentacolo è molto più
geometrico e riconoscibile, ma
la discussione è aperta.

Per tornare all’urbanismo caoista,
se tu guardi una planimetria
generale di Roma noti subito
una cosa: il centro è compatto
e concluso, mentre al di fuori
dell’anello interno la città si
estende in maniera caotica,
frattale. Non puoi fare a meno
di notare come Roma si sia
sviluppata a cazzo, senza
regole, con quartieri che
spuntano nel nulla, intere aree
non edificate, secondo una
crescita che viene definita
‘a macchia di leopardo’ o
- per l’appunto - ‘frattale’. E’
chiaro il perché di questo
sviluppo disordinato, no? E’
una crescita caotica, dovuta
alle forze sprigionate dai cinque
centri magici interni e chiusa
all’esterno dall’anello del
G.R.A.!”

Per il Caoismo quindi, il motivo
del disordine urbano della
capitale non si deve né alla
speculazione edilizia né alla
rendita di posizione: “Quelle
sono le spiegazioni ufficiali, ma
la verità è un’altra! Ci hanno detto che Roma è il
fulcro della cristianità: stronzate! Roma è stata
disegnata e progettata a tavolino da architetti
ultrapagani!”
Simonetti stesso collega immediatamente la
sua teoria su “Roma caotica” con la tradizione
situazionista: se la città immaginata da Constant
aveva come nome New Babylon, il Caoismo
risponde con “New Sodoma, la città Caoista
così chiamata in onore delle teorie sulla sodomia
frattale, che è la teoria che vede nella sodomia
il male perché dall’ano entrano gli effluvi del
male, ma il male altro non è che il subconscio, il
subconscio è la vera essenza del sé, questa vera
essenza è caotica, il caos segue ovviamente
un movimento frattale, quindi la sodomia è una
pratica frattale per la penetrazione del sé. E’
una teoria riassumibile nello slogan Inculare il
mondo per affermare l’Io. E’ uno dei capisaldi del
Caoismo, insomma.”
Come detto, siamo ben lontani dalle teorie
di Debord, Ivain e Constant su ambienti e
situazioni, ma l’irrompere delle tematiche
urbanistiche nel campo subavanguardista
diventa da subito un’eredità per le esperienze
successive.

Nel 1999, al passaggio tra Caosimo
e Totalismo, la New Sodoma verrà riproposta
in chiave futurista, secondo la teoria totalista
dell’accelerazione: il tutto avviene nell’ambito del
cosiddetto “congresso di Tolentino” (sic), dove
Simonetti metterà a disposizione la sua casa in
campagna (ora agriturismo) ai fini della nascita
ufficiale del nuovo movimento: “Rifondammo
l’Urbanismo Caoista secondo il nuovo dettame
dell’Urbanismo Accelerato, ribaltando più
che altro le teorie unitarie situazioniste.
situazioniste.

Ivain/ Chtcheglov parlava di Quartiere Felice, Quartiere
Bizzarro
e così via, cioè di una città in cui a ogni
quartiere corrispondesse un sentimento. Noi
stabilimmo che invece una stessa parte di città
potesse cambiare il proprio impatto emozionale
da un momento all’altro, pur rimanendo
geograficamente coerente a sé stessa. Per fare
un esempio, una mattina ti svegli e, uscito di
casa, scopri che il tuo quartiere, fino alla sera
prima - mettiamo - bizzarro, quella mattina è
diventato tragico (per noi era importante che
le emozioni fossero anche negative). Poi vai a
trovare un amico che la settimana prima abitava
in un quartiere felice, ma che adesso invece è
frenetico, ma magari tra qualche ora diventerà
sinistro.” La teoria è ovviamente molto più
complessa, anche se in sostanza è un coacervo
di eredità futuriste e adattamento allo spirito dei
tempi (le iperarchitetture), il tutto tenendo bene
a mente l’eredità della cosiddetta “architettura
radicale
” degli anni ‘60 e ‘70: l’importante era
il concetto di sfida totale all’emotività umana,
sempre accelerando, cambiando continuamente
i dati a disposizione.

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