Roma arDente: Osteria Flaminio al Flaminio

In bilico tra fashion e retrò, a metà strada fra radical e chic, in equilibrio tra rigore e innovazione: sono i punti di forza dell’Osteria Flaminio, accogliente ristorante piacevolmente fighetto che pur chiamandosi popolarmente ‘osteria’, abita nel cuore della Roma bene, quella a nord del centro storico.

L’ambiente è grande, con una parete in vetro sulla strada che fa un po’ l’effetto cena in vetrina, ed è arredato con semplicità: tavoli dalle linee quasi da ufficio e sedie dalle forme morbide che ricordano le sale da pranzo di una volta, ma che qui sono in plexiglas; tovagliette all’americana di carta; il bicchiere da acqua con la forma tipica delle osterie d’epoca accanto al calice panciuto da vino rosso.

Vi farà accomodare una delle cameriere con fisico da modella e sorriso Durban’s, perfette nella loro camicia immacolata e fasciate in grembiuli neri che qui si chiamano oversize (e altrove parannanze) e vi porgerà un menu, indicandovi invece, per i piatti del giorno e i consigli dello chef, la lavagna lunga e stretta ospitata sulla parete di fronte.

E veniamo, quindi, alle cose importanti: le proposte sono, come il resto del locale, in equilibrio e, ci assicurano, preparate con il doveroso rispetto per le ricette originali, senza tralasciare quel pizzico di personalità che fa distinguere. A volte, secondo me, basterebbero un po’ di cura e d’igiene.

Partiamo con una tartare di carne (a chi piace), un tortino di patate e finocchi che delude un pochino e un piatto di prosciutto Patanegra invecchiato 40 anni e accompagnato da una cialda di pane che vi scuoterà nel profondo, cotante sono la sua scioglievolezza e il suo scrigno di sapore al contatto col palato.

All’arrivo dei primi torniamo con i piedi per terra: avevo domandato cosa fosse l’amatriciana dell’osteria e mi è stato risposto “un’amatriciana con guanciale croccante sopra”. Cuochi di Amatrice, spiegatemi la differenza, please. Polemica a parte, era piuttosto buona, come pure la carbonara dell’osteria che almeno (questa sì) una variante originale ce l’aveva: l’aggiunta di carciofi sfilettati e croccantissimi, praticamente filetti di carciofo alla giudìa.

Alcuni riescono a farci stare il secondo: ottimi sia il maialino con confit di pomodorini e tantissime altre cose, che l’agnello con panatura di grissini in salsa allo yogurt. I dessert, invece, sfigurano: banale quasi da Ciobar il tortino con cuore morbido al cioccolato; una vera schifezza, addirittura, la crème brulèe al timo, che oltre a essere stucchevole non aveva neppure la crosticina di zucchero bella dura e sbruciacchiata come ci avevano assicurato. In sintesi: antipasti buoni a metà, idem i primi, secondi sì, dolci no. Un posto assolutamente in equilibrio.

Osteria Flaminio
Via Flaminia, 297
00196 – Roma
Tel 063236900
www.osteriaflaminio.com
info@osteriaflaminio.com

Foto | Flickr

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