La storia dell'Angelo Mai

Questa è una storia speciale. Anzi, questa è una storia di un luogo speciale. Questa, infatti, è la storia dell’Angelo Mai.

Un angelo, per definizione, non è qualcosa di tangibile, reale. L’Angelo Mai, da quando esiste, da quando cioè il 17 novembre 2004 un gruppo di sfrattati e senza casa occuparono una ex-scuola abbandonata da oltre 15 anni nel rione Monti, è anch’esso qualcosa di molto poco concreto, aggrappato, come un funambolo sulla fune dei rischi di essere sgomberato da un giorno all’altro, alla sua precarietà. Come un vero angelo che fa del bene, però, anche questo centro sociale (ma quanto è brutta questa definizione, fin troppo legata all’ideologia politica anche quando di ideologia qui non si parla), da quando esiste produce benessere, cultura e positività. Come nelle storie con il finale a sorpresa, però, anche quella dell’Angelo Mai si trova ora davanti ad un bivio. Ieri, infatti, l’Angelo Mai è stato messo di fronte al rischio dello sgombero. Ci sono stati scontri ed è finito in ospedale anche un consigliere regionale. Ma che storia è quella dell’Angelo Mai? Per capirlo è necessario fare un passo indietro…

Breve riassunto delle puntate precedenti. L’Angelo Mai, uno spazio che oggi ospita 24 famiglie in attesa di una sistemazione in una casa popolare, appena fondato si trasforma in un laboratorio di cultura e socialità. In circa due anni di vita nella “casa degli angeli” vanno in scena decine e decine di mostre d’arte, oltre 150 rappresentazioni teatrali, 22 concerti e svariati corsi, da quello di danza a quello di pittura. Vi suonano cantanti famosi e vi si organizzano importanti dibattiti sul tema dell’emergenza casa, con la partecipazione di associazioni, onlus e comitati di quartiere.
Insomma, l’angelo spiega le ali e crea, nel centro di Roma, un luogo inedito dove fondere divertimento, cultura e discussione su temi sociali.

Come in tutte le storie importanti, però, ad un certo punto nasce un problema. Negli spazi dell’Angelo Mai, infatti, è prevista da tempo la rinascita di una scuola, il Viscontino, e così agli occupanti viene chiesto di fare le valige. Nel frattempo la comunità artistica capitolina, ma non solo quella, si mobilità per fare pressioni per lasciare gli angeli lì dove sono ancora oggi. Il sindaco Veltroni si offre per una mediazione e propone spazi alternativi al laboratorio ed agli sfrattati.

Arriviamo così all’ultimo capitolo della storia. Ieri, infatti, all’Angelo Mai vanno in scena tafferugli e scontri. Nessuno se li aspettava, ma quando si presentano le forze dell’Ordine alla porta la battaglia diventa cosa reale. Nonostante ciò, però, la trattativa con il Comune non si è ancora interrotta ed i prossimi capitoli della storia potranno essere scritti. Saranno loro a dire se il racconto dell’Angelo Mai finirà con il lieto fine, ovvero con la sua rinascita in altra sede, o invece con un finale negativo.

La storia per ora finisce qui. Nessuna volontà di fare commenti politici, né necessità di prendere una posizione da parte di chi scrive. Come detto questa è solo una storia, una storia speciale, che mi andava solo di raccontare.

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