Roma Stay pink per Davide: dai social alla piazza per non morire a 15 anni di intolleranza

Roma Stay pink per Davide

A 15 anni, non serve essere gay, indossare vestiti eccentrici o assumere atteggiamenti che non si conformano alla standard imperante, per essere derisi, attaccati ed emarginati dal gruppo dei 'normali', arrivando a gesti estremi come togliersi una vita diventata insopportabile. A Roma è successo a Davide (un nome simbolico), che amava il rosa e colorarsi le unghie, l'ennesima vittima di stalking a sfondo omofobo, di intolleranza e ignoranza che serpeggia ovunque, anche sui social e quel profilo facebook, aperto con il proposito di deridere, attaccare, ferire , distruggere, l'identità, l'individualità, la dignità.

Il suicidio di Davide non solleva solo l'indignazione e la rabbia di quanti non hanno dimenticato 'cosa significa e quanto costa' andare alla scoperta della propria identità, di chi combatte l'omofobia ai tempi dei social network, dall'hashtag #ioportoipantalonirosa su Twitter, molti in corteo al Colosseo con la fiaccolata di ieri, molti di più domani in rosa 'simbolico', manifestando per tutti i diritti a partire da quello per l'istruzione che è una delle poche armi in grado di combattere l'ignoranza. La Procura di Roma ha avviato un'inchiesta sulla morte di Davide, mentre ascolta parenti e amici, analizza i messaggi su Facebook che potrebbero essere colpevoli di istigazione al suicidio, in un paese che non ha leggi per l'omofobia, ma la colpa vera va cercata altrove...

Davide, un nome di fantasia per "il ragazzo dai vestiti rosa", era un ragazzo romano di 15 anni, che si è tolto la vita martedì scorso, intorno alle 17, impiccandosi con una sciarpa davanti al fratello più piccolo.

Una tragedia che arriva dopo troppi insulti, derisione e emarginazione, causata da alcuni compagni di scuola del liceo Cavour e da tutti gli avventori senza volto del profilo Facebook "QNDRIA IPERRACATINA (il ragazzo dai pantaloni rosa), aperto nel 2011 con il solo scopo di molestarlo, condividendo foto, indicazioni su identità e abitazione, e insulti buoni per una istigazione al suicidio, forse. Perché una legge per le le molestie omofobe in Italia non c'è, mentre per troppi l'identità di genere è qualcosa da punire con violenza e mondare come il peccato originale.

Foto| Facebook

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